Calenda sull' Ilva di Taranto: se Comune e Regione non ritirano il ricorso il 9 gennaio manovre di spegnimento
Se Comune di Taranto e regione Puglia non ritirano il ricorso sul Dpcm sull'Ilva "il tavolo e' concluso". Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda al termine dell'incontro istituzionale al ministero, da poco concluso. Calenda ha spiegato che se il Dpcm verra' invalidato l'azienda Am Investco chiedera' di avere garanzie sull'investimento da 2,2 miliardi ma il governo - ha sottolineato Calenda - "non puo' assumersi la responsabilita' di far pagare allo stato italiano 2,2 miliardi". "Il governo non e' disponibile a buttare 2,2 miliardi per il ricorso". Il ministro ha spiegato nel corso dell'incontro che la proposizione del ricorso al tar impedisce all'acquirente la possibilita' di perfezionare l'affitto e l'acquisto dei complessi aziendali fino al passaggio in giudicato della sentenza che definira' il relativo procedimento giudiziario. Cio' comporta - secondo il Mise- l'esigenza di addivenire ad un accordo con l'investitore per la modifica del contratto sottoscritto il 28 giugno scorso. Inoltre, la necessita' di subordinare l'avvio degli investimenti previsti da AmInvestco per complessivi 2,2 mld di euro ( di cui 1,2 per investimenti ambientali) al rilascio di idonee garanzie rispetto ai rischi connessi allo stato di incertezza relativo alla possibilita' di proseguire nell'esercizio degli impianti produttivi.
La domanda cautelare proposta con il ricorso - sostiene il ministero - determina un rischio di attuale immediata interruzione dell'attivita' d'impresa. L'accoglimento della richiesta di sospensione dell'efficacia del dpcm determinerebbe il venir meno delle autorizzazioni ambientali necessarie all'esercizio dello stabilimento industriale di taranto; nonche' il venir meno dei presupposti normativi per l'uso degli impianti sottoposti a sequestro penale e la conseguente necessita' per i commissari straordinari di dare immediato avvio alle procedure di arresto degli impianti produttivi.
Il ministro Calenda ha spiegato ai giornalisti che il tavolo odierno ha "affrontato tutti i nodi all'ordine del giorno chiesti dalle istituzioni locali", in particolare per quanto riguarda la copertura dei parchi. Inoltre, ha aggiunto, e' stata inserita la valutazione del danno sanitario. "Abbiamo visto ogni singola richiesta e abbiamo fatto notare che le controdeduzioni degli esperti ambientali erano sempre nella disponibilita' di Regione e Comune che non le hanno mai richieste. Cosi' le ho pubblicate su Internet". Calenda ha anche fatto notare che l'Arpa Puglia non compie una valutazione aggiornata dal 2015: "se lo facesse ci metteremmo un passo avanti. Ma la valutazione del danno sanitario - ha osservato Calenda - si basa su criteri nazionali e in merito al ricorso della Regione Puglia si e' espressa la Corte Costituzionale con parere negativo". "Non possiamo accettare che la valutazione del danno sanitario sia fatta sulla base di una legge regionale. E' arrivato il momento di fare chiarezza, non si puo' dire come ha fatto Emiliano, intanto ritiro il ricorso e lascio in piedi la cautelare, perche' questo comporta dei costi". "Abbiamo qualificato ogni domanda e dato risposta su tutto - ha insistito - la mia posizione era che non ci si poteva sedere al tavolo se non ritiravano il ricorso, mi sono comunque seduto e ho fatto presente che io da qui non vado avanti: loro si assumono le responsabilita', io non posso assumermi la responsabilita' di far pagare allo Stato 2,2 miliardi". Secondo Calenda non e' possibile che l'investitore prosegua l'impegno con "la spada di Damocle" del ricorso.


















