Ragusa, anche un presunto abuso edilizio nel Palagiustizia
La recente sentenza della Corte di Cassazione secondo la quale un edificio pubblico non antisismico va sequestrato, dovrebbe far riflettere quanti continuano a sostenere che il Palazzo di giustizia di Ragusa possa continuare ad ospitare dipendenti, magistrati, avvocati e utenti in condizioni di precarietà e pericolosità. Una precarietà (l’immobile presenta criticità strutturali e logistiche) segnalata al Ministero della Giustizia già il 3 ottobre del 2013 dall’allora presidente del Tribunale, Giuseppe Tamburini, e dal procuratore del tempo, Carmelo Petralia. Perché nessuno è intervenuto? Ma, forse, non sarebbe stato necessario nemmeno aspettare la recente sentenza della Suprema Corte (che ha deciso su una vicenda riguardante una scuola e, quindi, un edificio pubblico) per evidenziare le offese al buon senso e, ancor di più, alla legalità nella vicenda riguardante il Tribunale di Ragusa che ha accorpato quello di Modica in nome di un risparmio tutto da dimostrare.
Come nel caso di quello che rischia di assumere tutte le caratteristiche di un abuso edilizio proprio al Palazzo di giustizia di Ragusa, nel posto dove, generalmente, si combattono gli abusi – non solo edilizi – della gente comune, in nome del popolo italiano. Nell’edificio di via Natalelli è stato, infatti, realizzato una sorta di capannone sul terrazzo del secondo piano. Avrebbe dovuto ospitare l’archivio del Tribunale, costituito da migliaia di faldoni. Il locale è rimasto vuoto perché non ha ricevuto il nulla osta alla sua utilizzazione: il solaio, a giudizio dei tecnici, non avrebbe potuto sopportare il peso del materiale di archivio. Soldi pubblici sprecati? Probabilmente sì, che si aggiungono a quelli pagati per affittare locali inadeguati in cui ospitare i dipendenti provenienti dal Tribunale di Modica e dalla sezione staccata di Vittoria. Chi deve indagare su questo abuso edilizio che, al momento, rimane presunto se nessuno si preoccupa di chiarire questo e altri dubbi?
Dubbi e “stranezze” che riguardano anche la precaria sistemazione degli uffici nel Tribunale ragusano; gli armadi aperti contenenti fascicoli giudiziari nei corridoi e, quindi, alla mercè di qualsiasi curioso; il metodo assolutamente precario di abbattimento delle barriere architettoniche nel palazzo ex Telecom dove, nel piano sotterraneo, sono ospitati gli uffici della Polizia giudiziaria. E, ancora, i server dei sistemi informatici sistemati nei corridoi e non, come previsto, in locali chiusi e resi accessibili solo al personale autorizzato.
Su queste evidenti questioni – che rischiano di essere catalogate come situazioni al limite della legalità – non si sono registrati, ad oggi, interventi di parlamentari (nazionali o regionali). Che sono, invece, prodighi di “soddisfazioni”, “interlocuzioni”, “confronti”, “richieste pressanti” su vicende di varia e vaga natura. Evidentemente “l’articolo non interessa” o lo si ritiene poco appetibile ai fini del facile consenso.
Altri dubbi, finora mai chiariti, riguardano il futuro del Palazzo di giustizia di via Natalelli: prima o poi qualcuno dovrà occuparsi della inadeguatezza dell’immobile. Voci di corridoio sembrano suffragare l’ipotesi di un trasferimento di tutti gli uffici giudiziari di Ragusa nel Palazzo Tumino – un complesso edilizio enorme nei pressi della stazione ferroviaria, inutilizzato e, quindi, improduttivo da anni per i proprietari – che potrebbe risolvere i problemi strutturali e logistici del Palazzo di giustizia ragusano. Una ipotesi, certamente, che nessuno, al momento, conferma. Anche perché, in questo caso, aumenterebbero i dubbi : quanto costerebbe? Chi dovrebbe comprarlo? E perché non utilizzare, invece, il Palazzo di giustizia di Modica: antisismico, costato circa 12 milioni di euro, moderno, funzionale, a soli 13 chilometri da Ragusa trasferendovi il civile o utilizzandolo come sezione staccata del Tribunale di Ragusa? Una soluzione abbastanza logica che eviterebbe lo sperpero di altro denaro pubblico. Quello che servirebbe, ad esempio, per affittare i locali del Palazzo Tumino, ipotesi, anche questa, fatta circolare tra gli addetti ai lavori. Ma quanto costerebbe il canone di affitto? E, in questo modo, si risparmierebbe o si offrirebbe su un piatto d’argento un affare milionario ai proprietari dell’immobile vicino alla stazione ferroviaria”?
Altri interrogativi, nuovi dubbi. Che aspettano di essere chiariti. Magari facendo appello al semplice buon senso. A meno che non si voglia andare più a fondo e aprire qualche fascicolo per presunti abusi od omissioni. Ma questa è un’altra storia.




















