Riciclaggio di tablet e smartphone, scoperto un laboratorio a Napoli
Un laboratorio clandestino e una banda specializzata nel riciclaggio di smartphone e tablet rubati; 19 acquirenti indagati per ricettazione; monitorati i passaggi per 127 dispositivi di ultima generazione. I carabinieri della Compagnia di Casoria, dopo una indagine coordinata dalla procura di Napoli hanno dato esecuzione a Napoli e Venezia a una misura di custodia cautelare, detentiva e non, emessa dal gip partenopeo a carico di 5 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio o alla ricettazione di apparecchiature elettroniche, alla violazione e all'accesso abusivo di dispositivi elettronici. Tablet e smartphone di ultima generazione che poi venivano rivenduti sul mercato attraverso canali dedicati. Le indagini sono partite a febbraio 2016 quando i Carabinieri dell'aliquota Radiomobile di Casoria avevano individuato la presenza di un IPad Apple provento di furto all'interno di un locale in via Nazionale delle Puglie, a Casoria. La perquisizione subito eseguita in quello che in apparenza era un esercizio commerciale di riparazioni di materiale informatico, aveva svelato l'esistenza di un laboratorio clandestino adibito alla rigenerazione di dispositivi elettronici e di attrezzature varie di provenienza illecita. Nell'immediatezza furono sequestrati un computer, uno smartphone e 3 tablet della Apple, 3 smartphone della Samsung. Accertamenti tecnici e di informatica forense sul materiale in sequestro hanno permesso di trovare si tracce informatiche riconducibili alla violazione, manipolazione e successiva rivendita di numerosi dispositivi elettronici da parte degli indagati. I carabinieri hanno potuto contare anche sulla collaborazione della cyber-security della Apple, identificando i dati identificativi relativi a 127 apparecchi transitati dalle mani degli indagati, e di scoprire che ben 80 dispositivi risultavano di illecita provenienza in quanto oggetto di furto o di altri reati contro il patrimonio.Tra questi spicca anche un ecografo portatile, del valore stimato 150mila euro, sottratto a una struttura sanitaria del territorio e mai recuperato.
Ulteriori elementi investigativi hanno consentito di appurare che i dispositivi elettronici non erano stati rinvenuti in sede di primo accesso, in quanto gia' rivenduti sul mercato, dopo la sistematica violazione delle password di accesso e una attivita' di rigenerazione effettuata attraverso la manipolazione del sistema operativo con software. Ricostruita la "catena di vendita" attraverso la quale il gruppo metteva sul mercato i dispositivi riciclati, giungendo rapidamente all'individuazione degli indagati. Trovati gli utilizzatori materiali di 30 dispositivi trafugati e riciclati, effettivamente rinvenuti e posti sotto sequestro.















