La tragedia del mare a Lampedusa, riprese le ricerche dei dispersi
Sono riprese all'alba di oggi le ricerche dei migranti dispersi nel naufragio avvenuto ieri al largo di Lampedusa. Al momento sono 27 le vittime accertate: 13 uomini, 7 donne e 3 minorenni. Soltanto due le salme che non sono state ancora identificate, tutte le altre avevano dei parenti o dei conoscenti che viaggiavano con loro sulle imbarcazioni affondate a 14 miglia dalle Pelagie.
Erano un centinaio le persone a bordo. I superstiti sono 60.
La Procura di Agrigento aprirà un fascicolo d'inchiesta sul doppio naufragio avvenuto a circa 14 miglia a Sud di Lampedusa. L'ipotesi di reato sarà naufragio colposo.
E' una tragedia infinita quella consumatasi ieri con il naufragio a 14 miglia da Lampedusa. C'e' chi ha perso una sorella, chi un figlio piccolo, chi il marito. "Non sono tragedie, ma morti annunciate", afferma Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). La barca, partita dalla Libia due giorni prima, si e' ribaltata poco distante dall'isola. I racconti dei superstiti parlano di famiglie spezzate, come riporta Nev, agenzia stampa della Fcei, di una madre e un padre che hanno perso una bambina di un anno e mezzo - "Mi e' scivolata via dalla braccia", ha detto la mamma - una giovane che ha perso la sorella minore, altri che hanno visto sparire in mare mariti, mogli, figli. La federazione e' presente tutto l'anno a Lampedusa con un presidio costante, l'Osservatorio di Mediterranean Hope. Nelle ultime ore il molo Favaloro, punto di approdo e di prima assistenza, e' stato luogo di dolore e confusione. "Le persone che arrivano sono quelle piu' fortunate - prosegue Bernardini - delle altre non sapremo mai nulla. La colpa di queste morti non puo' certo essere imputata a chi decide di partire, ma e' una precisa responsabilita' politica dei governi europei, che cercano di nascondere cio' che continua a succedere o di spostare il problema altrove. Il risultato e' quello che vediamo: le persone continuano a morire nel Mediterraneo". Francesca Saccomandi, operatrice di Mh conferma: "Le persone che abbiamo incontrato erano in stato di shock e in condizioni di salute precarie. Alcune persone sono state portate al poliambulatorio perche' avevano bevuto molta acqua salata nel tentativo di salvarsi. Al momento piu' di venti salme si trovano al cimitero di Lampedusa. Queste sono morti annunciate, conseguenza delle politiche di respingimento che Europa e Italia portano avanti da troppo tempo. Senza vie di accesso legali per tutti e tutte, sono storie tragiche che continueranno a ripetersi".
"Ci prepariamo a festeggiare il Ferragosto e spesso scegliamo il mare. Lo stesso mare che per noi è sinonimo di festa purtroppo si è trasformato ancora una volta in cimitero per ben 27 persone. Dal primo naufragio del 3 ottobre 2013 continuiamo ad assistere a queste tragedie della disperazione, e sembra purtroppo che si stia diffondendo anche un senso di normalità nell'atteggiamento con il quale assistiamo a questi drammi: sembra che ci si abituati al punto di non indignarsi più. Neanche davanti alla morte di una neonata, colpevole di essere venuta al mondo dal lato sbagliato del Mediterraneo. Purtroppo anche il nostro presidente Schifani resta in silenzio per non disturbare il governo nazionale e la sua narrazione della favola dell'Albania. Gli sbarchi non si fermano perché la disperazione non ha confini e purtroppo anche i morti. I migranti continueranno a pagare con il loro sacrificio la nostra indifferenza". Lo dice il deputato del Partito democratico all'Assemblea regionale siciliana, Nello Dipasquale.














