Acate, la protesta dello scultore Vincenzo Caruso contro la discarica "storica"
Accorata lettera aperta di un cittadino di Acate, che si definisce “qualunque ma non indifferente”, al sindaco Gianfranco Fidone, su quella che ha definito “un’antica “istituzione” del nostro territorio, la discarica a cielo aperto situata nei pressi dell’incrocio per Marina di Acate.
Ne è autore lo stimato maestro d’arte, pittore e scultore Vincenzo Caruso, che in questo suo appello sembra ricordare le battaglie perse del compianto professore Alfonso Leone, il linguista di fama europea, che, inascoltato, a più riprese, si lamentava dell’abbandono dei rifiuti in una sua proprietà di contrada Santissimo.
“Una presenza ormai storica, che ha visto passare diverse legislature, cambi di amministrazione e persino nuove mode... ma lei, imperterrita, resta sempre lì – esordisce Caruso – nel suo scritto spiritoso quanto amaro-.Nel corso degli anni l’ho segnalata in ogni modo possibile: verbalmente, per iscritto, con foto, e persino alla Prefettura. Ogni volta con la speranza che, prima o poi, qualcuno la prendesse davvero a cuore. I mezzi per la raccolta dei rifiuti la vedono ogni giorno — le passano accanto come vecchi amici — ma pare che nessuno voglia disturbarla nel suo “riposo”. Una volta l’anno, come da tradizione, la discarica prende fuoco. E subito dopo, come per magia, arriva un intervento straordinario: la ditta di turno rimuove parte dei rifiuti, che nel frattempo sono diventati “speciali” anche nel costo. E poi tutto torna come prima, in attesa del prossimo incendio.
So bene – conclude - l’arguto artista - che probabilmente questa mia lettera finirà nel mucchio (non quello della discarica, si spera), ma come cittadino che paga regolarmente la tassa sui rifiuti e che ha una casa nei pressi di quella zona, mi permetto una domanda semplice: a chi giova tutto questo? Di certo non a noi cittadini, che vorremmo soltanto vivere in un territorio pulito e rispettato come merita. Con rispetto — e un pizzico di ironia, ma senza alcuna appartenenza politica — Le porgo i miei più cordiali saluti”.














