Clan mafioso di Agrigento alla sbarra, il pm chiede ventisei condanne
Il pubblico ministero Claudio Camilleri ha chiesto 26 condanne nel processo che vede imputati i presunti appartenenti ai clan mafiosi di Villaseta e Porto Empedocle. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha disarticolato due organizzazioni che, secondo l'accusa, si sarebbero riorganizzate attorno a tre vecchi esponenti di Cosa nostra: Fabrizio Messina, fratello del boss Gerlandino, indicato come capo della cosca empedoclina, e Pietro Capraro, ritenuto a capo di quella di Villaseta, affiancato dal suo vice Gaetano Licata. Per tutti e tre la richiesta di pena e' di 20 anni di reclusione, ridotta dal rito abbreviato. Secondo l'accusa, i clan, spesso contrapposti, si sarebbero finanziati con un vasto traffico di cocaina e avrebbero compiuto attentati e intimidazioni a scopo estorsivo per mantenere il controllo del territorio. Tra le altre richieste di condanna figurano: Domenico Blando, 8 anni; Samuel Pio Donzi', 6 anni e 2 mesi; Carmelo Fallea, 6 anni e 8 mesi; Cosimo Ferro e Francesco Firenze, 10 anni e 8 mesi ciascuno; Giuseppe Focarino, 8 anni; Alfonso Lauricella, 12 anni; Fabrizio Messina Denaro, 10 anni e 8 mesi; Vincenzo Parla, 20 anni; Calogero Prinzivalli, 3 anni; Rocco Grillo e Giuseppe Pasqualino, 9 anni e 8 mesi ciascuno; Mirko Salvatore Rapisarda, 8 anni e 4 mesi; James Burgio, 4 anni; Gioacchino Giorgio, 5 anni e 4 mesi; Giuseppe Piscopo, 7 anni; Antonio Puma, 6 anni e 8 mesi; Stefano Rinallo, 5 anni e 4 mesi; Antonio Salinitro, 4 anni; Rosario Smorta, 7 anni, 2 mesi e 20 giorni; Salvatore Prestia, 5 anni e 4 mesi; Alessandro Mandracchia, 7 anni e 4 mesi. Quest'ultimo, ritenuto l'armiere del gruppo di Villaseta, era stato inizialmente giudicato separatamente. Il gup di Palermo, Lorenzo Chiaramonte, ha aggiornato il processo per le arringhe difensive.














