Riceviamo e pubblichiamo. Modica: il dissesto e il salto di qualità nel modo di governare
Una lettera aperta alla sindaca, alla presidente del Consiglio comunale, al segretario del PD di Modica: è firmata da Carmelo Modica,“un cittadino della società civile”, sul dissesto del Comune. Una riflessione anche sul modo di affrontare una difficile fase amministrativa e politica.
"Questa lettera non nasce da un’appartenenza politica né da una contrapposizione di parte ma da una posizione disincantata, che potremmo chiamare, senza retorica, società civile, ovvero quel luogo in cui non si governa e non si fa opposizione, ma si osserva, si valuta e, quando necessario, si chiede conto.
Il dissesto finanziario del Comune di Modica ha messo a nudo non solo una crisi finanziaria, ma una crisi del metodo con cui la città discute di sé stessa. In questo senso, tanto la postura di chi governa quanto quella di chi si oppone appaiono oggi insufficienti, non perché moralmente censurabili, ma perché culturalmente deboli.
Se al Sindaco va riconosciuto il merito di avere formalizzato una condizione che era strutturalmente evidente è pur vero che la gestione successiva del dissesto rischia di restare confinata in una dimensione difensiva, tecnica, quasi notarile.
Il dissesto non può essere affrontato come una parentesi amministrativa da chiudere nel minor tempo possibile: esso richiede, invece, un salto di qualità nel modo di governare, fondato su regole, procedure e trasparenza
Al Partito Democratico cittadino va, invece, rivolta una critica di segno opposto ma speculare, tale è l’attardarsi su una narrazione che riduce il dissesto a un presunto “pactum sceleris”, a sistemi contrapposti, a colpe personalizzate che non aiutano la comprensione né favoriscono spazi di soluzione ottimali: una postura che privilegia il legittimo giudizio morale sulla verifica dei processi ma che rinuncia alla sua funzione più alta: non raccontare il dissesto, ma misurare e mettere alla prova l’azione amministrativa.
A entrambi, perciò, va posta la stessa domanda, che non è politica ma metodologica: che cosa state facendo, concretamente, per impedire che ciò che ha prodotto il dissesto possa riprodursi domani, indipendentemente da chi governerà?
Da cittadini, non chiediamo narrazioni alternative, né assoluzioni o condanne definitive ma atti verificabili. Ne indichiamo pochi ma decisivi.
Al Sindaco chiediamo di aprire una fase pubblica di verità amministrativa: rendere accessibili e leggibili i dati, distinguere con chiarezza tra debito accertato e debito potenziale, spiegare i vincoli e i margini reali di azione; ma soprattutto di avviare un lavoro regolamentare serio, che introduca
meccanismi capaci di vincolare anche un’amministrazione mediocre a comportamenti corretti; controlli interni rafforzati, istruttorie obbligatorie, valutazione ex ante delle decisioni di spesa.
Al Partito Democratico, e più in generale a chi siede nei banchi del Consiglio comunale, chiediamo di assumere fino in fondo una responsabilità spesso fraintesa. In una democrazia matura, chi non governa non è chiamato a demolire, ma a concorrere al governo della cosa pubblica attraverso il controllo, la proposta, l’elaborazione di regole e metodi migliori. Continuare a concepire l’“opposizione” come pura contrapposizione ha prodotto, storicamente, solo sconfitte e sterilità. È tempo di superare anche semanticamente questa impostazione e di restituire al Consiglio comunale la sua funzione piena di luogo del governo diffuso della città.
A tutti chiediamo, infine, un gesto che sarebbe politicamente e culturalmente decisivo: riconoscere che il risanamento non può essere affidato alle virtù dei singoli né alle narrazioni, ma a dispositivi che rendano il buon governo una conseguenza quasi inevitabile, anche in presenza di classi dirigenti mediocri.
Modica ha bisogno di essere governata e sostenuta con metodo Se questo salto non verrà compiuto, questo dissesto potrà anche essere formalmente chiuso, ma resterà aperto nella cultura politica della città pronta e capace di iniziarne un secondo.
Con rispetto, ma senza indulgenza.
Carmelo Modica

















