Ragusa, se la sanità dimentica il rispetto e offende la dignità
Le due facce della sanità: quella da girone d’inferno dantesco, e quella umana, come dovrebbe essere sempre. La similitudine ci viene suggerita dal racconto di una anziana signora protagonista, suo malgrado, di una esperienza traumatica al Pronto soccorso dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa in una delle sere caratterizzate, a metà gennaio, dal ciclone Harry che si è abbattuto sulla Sicilia orientale. La signora deve sottoporsi ad un intervento chirurgico che, prima del ricovero, prevede il passaggio dal Pronto soccorso. E’ qui che prende corpo l’idea di essere stati scaraventati in una sorta di piazza, con persone purtroppo dolenti e bisognose di un pizzico di umanità, in grado di alleviare le sofferenze durante un’attesa che si protrae a lungo. Ma, questo, è un problema di tanti Pronto soccorso a causa della carenza di personale. “Se è lecito giustificare i disagi causati dalle attese – racconta la signora ottantenne – non è assolutamente accettabile assistere a certi comportamenti che arrivano ad offendere la dignità dei pazienti che non sono in quel posto per una riunione tra amici, ma perché hanno bisogno di aiuto e di comprensione. Le richieste che vengono fatte al personale – un bicchiere d’acqua, essere accompagnati in bagno – arrivano da uomini e donne fragili e, per questo, dovrebbero trovare un sorriso e una parola dolce, non una risposta spesso offensiva”.
“Io - dice ancora la signora – ho voluto parlare della mia esperienza affinché queste cose non accadano più. Se quella che ho raccontato è la faccia cattiva della sanità, bisogna sostituirla con quella buona che, nello stesso ospedale, ho avuto la possibilità di apprezzare nel reparto dove sono stata operata e dove ho trovato umanità, rispetto e professionalità. E’ questo che pretendiamo dalla sanità”.

















