'Per il fermo Sea Watch i ministeri paghino'. E il governo attacca i giudici
Il tribunale di Palermo ha disposto che i ministeri dell'Interno, dei Trasporti e dell'Economia e la prefettura di Agrigento dovranno risarcire alla Ong tedesca Sea Watch le spese documentate dalla stessa organizzazione, pari a 76mila euro - più 14mila euro per spese di giudizio - per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo avvenuto dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019, a Lampedusa.
L'episodio è quello dell'allora comandante della nave tedesca Carola Rackete che, il 29 giugno di quell'anno, forzò il blocco navale di Lampedusa, speronando anche una motovedetta della Guardia di Finanza durante le manovre, per far sbarcare sull'isola 42 migranti, tratti in salvo in zona Sar libica. Non la prende bene la premier Giorgia Meloni, che per la seconda sera consecutiva posta un video sui social allo scopo di commentare una decisione "che lascia letteralmente senza parole". "Noi siamo particolarmente ostinati" e "faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini". "La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l'esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino". replica alle critiche il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che parla di decisione "incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo" alla ong "di Carola Rackete, l'attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona". La Sea Watch, in seguito al fermo, aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento. Dal prefetto però non erano giunte risposte e questo, secondo la legge applicabile in casi simili, avrebbe comportato il silenzio‑accoglimento, cioè la cessazione automatica del sequestro. La nave, nonostante ciò, era rimasta bloccata fino a quando, dopo un ricorso d'urgenza, il tribunale di Palermo, il 19 dicembre, ne aveva ordinato la restituzione. Dopo i fatti Rackete era stata arrestata per resistenza a nave da guerra, inosservanza dell'ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell'immigrazione irregolare, rischiando fino a 15 anni di carcere. Successivamente, nel 2021, il gip di Agrigento ha disposto l'archiviazione del procedimento penale nei confronti dell'attivista tedesca. (ANSA)

















