Dopo Glovo, anche Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario
Anche Deliveroo Italy finisce sotto controllo giudiziario nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Milano per caporalato e sfruttamento dei rider. Il provvedimento urgente dispone la nomina di un amministratore esterno e contesta un modello fondato su paghe giudicate non dignitose e su una gestione del lavoro guidata dall'algoritmo, che potrebbe coinvolgere fino a 20.000 lavoratori tra Milano e il resto del Paese. L'azienda fa sapere di stare esaminando gli atti e di collaborare con le autorità.
Come già accaduto in passato, la Procura richiama l'articolo 36 della Costituzione e il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un'esistenza libera e dignitosa. Il riferimento è al precedente recentissimo di Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia, messa due settimane fa sotto amministrazione giudiziaria: successivamente un giudice ha ordinato di "regolarizzare" fino a 40 mila rider, rafforzando i poteri dell'amministratore nominato dal tribunale.
Nel caso di Glovo, secondo quanto riferito dai Carabinieri, sul campione retributivo analizzato risultavano sotto soglia di povertà il 75% dei ciclofattorini, con uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui lordi. Rispetto ai contratti collettivi nazionali di riferimento, l'87,5% del campione risultava sottopagato, con scostamenti massimi fino a 12.000 euro annui.
Negli atti dell'inchiesta compaiono anche le testimonianze dei lavoratori. Un rider racconta: "Vorrei che la paga fosse più alta. Ieri ho effettuato una consegna percorrendo 4,8 chilometri mentre pioveva e sono stato retribuito con 2,72 euro. Reputo questo ingiusto e sbagliato perché ho provato molta fatica". Nel decreto vengono riportate anche le risposte scritte a penna alle domande degli investigatori - "La sua paga è sufficiente?" e "Lei si trova in uno stato di bisogno?" - con un filo comune: paghe ritenute troppo basse e condizioni di indigenza.














