"Droga del cannibale", i pericoli della sostanza sintetica
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La droga del cannibale preoccupa anche l’Italia
Sali da bagno, Mtv, Magic, flakka, Mafalda, Meow Meow, Super Coke, droga del cannibale. Sono solo alcuni dei nomi con cui vengono chiamati i catinoni sintetici, una delle minacce più insidiose nel panorama degli stupefacenti. Queste sostanze – assieme a altri stupefacenti come la MDMA, le amfetamine e le metamfetamine – rientrano nella categoria delle NSP, le Nuove Sostanze Psicoattive, e la loro pericolosità risiede non solo negli effetti devastanti sulla salute fisica e mentale, ma anche nella rapidità con cui si stanno diffondendo.
Il problema maggiore è che alcune di queste sostanze sfuggono ai controlli e vengono vendute alla luce del sole: trattandosi di droghe chimiche, è relativamente facile partire da una molecola di base per crearne una nuova e commercializzarla finché non viene classificata come stupefacente. È il fenomeno del designer drug, o legal high. Inoltre, proprio perché possono essere sintetizzate con relativa facilità, i laboratori si stanno diffondendo ovunque, le forze dell’ordine ne hanno smantellati a decine nei Paesi del nord e nell’est dell’Europa. E adesso, questo business sta rapidamente prendendo piede anche in Italia.
Una droga moderna dalla storia antica
Il mefedrone, principale rappresentante della famiglia dei catinoni sintetici, ha origini che affondano in una storia complessa e articolata. Questa sostanza è stata isolata e replicata chimicamente per la prima volta in Francia nel 1929. È un derivato semisintetico del principio attivo che si trova nelle foglie fresche del khat (Catha edulis), una pianta africana tradizionalmente masticata nelle regioni del Corno d’Africa per i suoi effetti stimolanti.
La sostanza rimase confinata nei laboratori di ricerca per decenni, fino al suo ritorno sulla scena all’inizio degli anni 2000. Inizialmente il mefedrone venne commercializzato come alternativa legale all’MDMA, sfruttando le lacune legislative che caratterizzavano molti Paesi europei in materia di nuove sostanze sintetiche. Si diffuse rapidamente in Gran Bretagna e Olanda, e per non attirare l’attenzione veniva spacciata come fertilizzante per piante o come sostanza per esperimenti di laboratorio. A volte sulle confezioni si specificava addirittura che il prodotto non era destinato al consumo umano. I primi casi di intossicazione grave portarono rapidamente all’inserimento del mefedrone nelle tabelle delle sostanze proibite di tutti i Paesi europei, ma ormai il mercato clandestino aveva già trovato i suoi canali di distribuzione.
Le considerano droghe pulite, ma i rischi sono altissimi
I catinoni sintetici si inseriscono perfettamente nella categoria delle cosiddette droghe dello sballo, sostanze progettate specificamente per massimizzare l’attrazione sui consumatori più giovani. La loro presentazione commerciale, spesso sotto forma di polveri colorate o compresse dalle forme invitanti, è studiata per attrarre un pubblico giovanile in cerca di esperienze intense e immediate. Vengono pubblicizzate con nomi accattivanti e descrizioni che ne minimizzano i rischi, e chi le vende non sfrutta solo i social network, ma spesso crea dei normali siti di e-commerce che si raggiungono con una semplice ricerca su Google. E la facilità di reperimento è senza dubbio un fattore che aumenta il rischio.
Ma soprattutto, quello che attrae maggiormente i più giovani è la convinzione – errata – che si tratti di sostanze più pulite rispetto a quelle tradizionali. Il che può spingere anche persone normalmente prudenti a sperimentare. La realtà è drammaticamente diversa: i catinoni sintetici possono causare effetti devastanti sul sistema cardiovascolare, neurologico e psichiatrico, con conseguenze che possono manifestarsi anche dopo un singolo utilizzo. Gli effetti non voluti vanno dalla tachicardia e dall’ipertensione – quasi sempre presenti – fino all’insonnia, gli attacchi di panico intensi e le psicosi. L’assunzione ripetuta di dosi elevate determina la perdita del patrimonio cerebrale di serotonina. Chiaramente, poi, i rischi aumentano in caso di interazione con altri farmaci o altre sostanze stupefacenti.
I catinoni, inoltre, vengono frequentemente utilizzati per adulterare prodotti a base di MDMA o vengono venduti direttamente spacciandoli per ecstasy. Tutte le manipolazioni, se fatte da persone non qualificate o in laboratori improvvisati, aumentano a dismisura il pericolo. E ancora, la somiglianza degli effetti tra catinoni sintetici e altre sostanze stimolanti tradizionali favorisce inoltre un fenomeno di sostituzione: quando i consumatori non riescono a reperire la loro droga di elezione, si rivolgono ai catinoni come alternativa, spesso sottovalutandone la potenza e i rischi specifici. Questa dinamica di mercato contribuisce a una diffusione capillare e spesso inconsapevole delle nuove sostanze.
Chi le usa e in che modo le assume
Le ricerche condotte a livello europeo hanno delineato un quadro preoccupante riguardo la diffusione dei catinoni sintetici. L’indagine europea online sulla droga del 2021 ha rivelato che il 4% degli intervistati ha fatto uso di catinoni sintetici nell’arco dei dodici mesi precedenti. Tra i consumatori in trattamento presso i centri specializzati, l’8% li ha indicati come sostanza principale, il tasso è raddoppiato rispetto alla precedente rilevazione del 2016.
Gli utilizzatori sono prevalentemente uomini (l’83% dei casi), con un’età media al primo utilizzo di ventisette anni e un’età media di ingresso nel primo trattamento di trent’anni. Questi dati suggeriscono un percorso di dipendenza che si sviluppa nell’arco di alcuni anni, durante i quali il consumo diventa progressivamente più problematico e difficile da controllare.
Le modalità di consumo rispecchiano la versatilità chimica di queste sostanze: il 59% degli utilizzatori le assume per via nasale, il 23% ricorre alle iniezioni endovenose – e questa modalità, peraltro, espone a rischi sanitari gravissimi, inclusa la trasmissione di malattie infettive come HIV ed epatiti – mentre il 12% ricorre al fumo per inalazione e il 5% l’ingestione orale.
La frequenza d’uso varia significativamente: il 23% dichiara un consumo quotidiano, il 13% utilizza queste sostanze da quattro a sei giorni a settimana, e il 26% due a tre giorni. Questi pattern di consumo confermano come i catinoni sintetici tendano a creare rapidamente dipendenza, spingendo gli utilizzatori verso un uso compulsivo e frequente.

















