Il ricatto di Trump alla Nato su Hormuz, l'Europa prende tempo
Una richiesta di aiuto che suona come una minaccia e gli alleati che prendono tempo perché se da un lato c'è la figura ingombrante di Trump, dall'altro c'è il rischio di valicare quello che ha tutta l'aria di un punto di non ritorno. Il presidente americano chiede che i Paesi Nato intervengano per garantire l'apertura dello Stretto di Hormuz, Londra si è defilata, il Giappone pure, l'Ue valuta. I ministri degli Esteri potrebbero discutere un rafforzamento della missione Aspides, a comando italiano. Capiamo cosa sta accadendo.
Passaggio decisivo
Partiamo dalla base. Tutto ruota attorno allo Stretto di Hormuz: passaggio tra Iran e Oman determinante per il traffico globale di petrolio. L'Iran, da quando Usa e Israele hanno aperto le ostilità, ha di fatto chiuso lo Stretto: la più grande interruzione di sempre. Non è chiaro neppure se l'Iran abbia piazzato delle mine, rendendo il passaggio off limits.
Richieste e minacce
Donald Trump ha rivolto un appello agli alleati perché aiutino gli Usa su Hormuz. Poi, in un'intervista al Financial Times ha lanciato un avvertimento alla Nato, minacciando un futuro "molto negativo" se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l'apertura dello Stretto. "È assolutamente opportuno che coloro che traggono beneficio dallo Stretto contribuiscano a garantire che lì non accada nulla di male", ha detto Trump sostenendo che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio proveniente dal Golfo, a differenza degli Usa Uniti. "Se non ci sarà alcuna risposta, o se la risposta sarà negativa, credo che ciò sarà molto dannoso per il futuro della Nato", ha aggiunto.
"Abbiamo un'organizzazione chiamata Nato. Siamo stati molto generosi. Non eravamo tenuti ad aiutarli per la questione dell'Ucraina. L'Ucraina dista migliaia di chilometri da noi, eppure li abbiamo aiutati. Ora vedremo se saranno loro ad aiutare noi. Perché sostengo da tempo che noi ci saremo per loro, ma loro non ci saranno per noi. E non sono affatto sicuro che, alla prova dei fatti, ci saranno", ha rincarato il tycoon. Alla domanda su quale tipo di aiuto gli fosse necessario, Trump ha risposto: "Qualsiasi cosa serva". Ha poi aggiunto che gli alleati dovrebbero inviare dragamine, navi di cui l'Europa possiede un numero decisamente superiore rispetto agli Stati Uniti.
Le risposte
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha declinato l'invito. "Il Regno Unito potrebbe essere considerato l'alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati" ha detto Trump dopo avere parlato con Starmer senza nascondere la sua irritazione. E non appena "abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell'Iran, loro hanno detto: 'Beh, allora invieremo due navi'. E io ho risposto: "Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto", ha detto Trump al Financial Times.
Il Giappone ha detto "No": non prevede di inviare navi militari. Stessa posizione da parte dell'Australia. La Corea del Sud ha preso tempo: "Discuteremo direttamente con gli Stati Uniti".
L'Ue e Aspides
E l'Ue? I ministri degli Esteri Ue si vedono oggi. Tra le ipotesi al vaglio c'è quella di intervenire sulla missione Aspides, istituita nel 2024 per proteggere le navi dagli attacchi del gruppo ribelle Houthi yemenita nel Mar Rosso. Su una possibile estensione a Hormuz non c'è compattezza; la Germania ha già detto di no.
L'operazione Aspides ("Scudi" in lingua greca) è stata istituita dall'Ue ne 2024 per assicurare la libertà di navigazione, proteggendo le navi mercantili, in particolare durante il transito davanti alle coste dello Yemen dagli attacchi provenienti dalla terraferma. "L'obiettivo dell'operazione - si legge sul sito del ministero della Difesa - è contribuire alla salvaguardia della libera navigazione e alla protezione del naviglio mercantile in transito in un'area di operazioni che include Mar Rosso, Golfo di Aden e Golfo Persico, con compiti eminentemente difensivi, estesi alla difesa del naviglio mercantile nella sola area Sud Mar Rosso e Golfo di Aden Occidentale".
È "previsto e autorizzato" il ricorso all'uso della forza "oltre che per l'autodifesa anche per la difesa del naviglio mercantile di interesse Ue e nazionale nell'area ad alta minaccia prospiciente lo Yemen nel Mar Rosso meridionale e il Golfo di Aden occidentale". Nella restante porzione dell'area possono essere esercitati compiti non esecutivi e dunque non è autorizzato il ricorso all'uso della forza.
Rivedere il mandato di Aspides per consentirle di operare anche a Hormuz richiederebbe un'autorizzazione specifica. Lo spostamento di parte delle navi appare più plausibile a cessate il fuoco avvenuto. Prima di allora, la formula percorribile potrebbe essere rappresentata da una missione internazionale - potenzialmente sotto l'egida dell'Onu - chiamata a garantire il libero transito delle navi.
L'alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, arrivando al consiglio affari esteri ha spiegato di avere parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres proprio "per capire se è possibile avere un'iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell'Ucraina".














