Acate, i riti della Settimana Santa raddoppiano ma "dimenticano" gli attori della vecchia guardia
Le rappresentazioni sacre della Settimana Santa di Acate quest’anno raddoppiano. Alle tradizionali “7 Parti”, venerdì 3 aprile, alle ore 20,30, farà seguito la domenica di Pasqua “Resurrexit”. La passione e morte di Cristo e l’annuncio della Sua resurrezione, rispettivamente al Calvario, davanti alla Matrice e sul sagrato della chiesa del Carmelo.
Due eventi molto attesi che coinvolgono decine di attori amatoriali e collaboratori, soprattutto giovani, guidati dalla regista Ambra Denaro, che non è alla prima esperienza.
Ma il “Il nuovo che avanza” suscita tuttavia perplessità e anche qualche punta di amarezza in qualche esponente della “vecchia guardia”, come ad esempio Salvatore Pepi, che dichiara senza peli sulla lingua a Nuovo Sud: “Mentre è chiaro che l’appuntamento di domenica è stato voluto dall’Azione Cattolica, osservando la relativa locandina non si comprende a chi sia stato affidato dal Comune quello di venerdì e chi interpreterà i vari personaggi delle Parti; non è che quelli maschili siano affidati a donne o viceversa come avveniva mezzo secolo fa?”, aggiunge scherzando”.
Ma c’è un aspetto che a Pepi non va giù: “Non riesco a comprendere per quale motivo negli ultimi anni alcuni degli attori che come me hanno fatto la storia del dramma sacro di Acate sin dagli anni Novanta - e cita Matilde Masaracchio, Sergio Spada, Luigi Denaro - sono stati estromessi dalla scena e non hanno più potuto offrire il loro contributo d’esperienza”.
E prosegue: “Così nel 2026, dopo avere maturato circa 40 anni di esperienza in tutti i ruoli, non salirò i gradini del Calvario: evidentemente per qualcuno non contiamo più, non abbiamo più valore. E non capisco come mai la giovane e promettente attrice Ambra Denaro, che si occupa della regia puntando soprattutto sulla modernità, non guardi a Vittoria dove invece gli attori sono quasi tutti dei veterani. Inoltre il requisito dell’acatesità, che una volta era motivo di orgoglio, in questa edizione non è stato preso in considerazione con l’ingresso nel cast di alcuni forestieri”.
Salvatore Pepi così conclude il suo sfogo: “A questo punto prendo in prestito, perché mi sembra attualissima, la frase pronunciata da Tancredi nel Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi".
Il primo regista delle “Parti” acatesi, che un manipolo di volenterosi propose da un poggio agli inizi del Novecento, fu il poeta Carlo Addario, che usò il testo del marchese di Vittoria Alfonso Ricca. Successivamente, un altro poeta vittoriese, Emanuele Iacono, ne modificò la metrica e aggiunse il personaggio che recita il Prologo.
Fu la compagnia teatrale Hobby Club, che calcò la scena dal 1991, ad adottare entrambi i testi inserendovi per prima anche tematiche sociali e culturali del XX secolo.
(Nella foto Salvatore Pepi, “Giuseppe”, nell’edizione 2024 delle “Parti”).
















