Droga, armi e l’ombra della 'ndrangheta su mezza Italia
L’inchiesta ha dato conferma della piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina che fa capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. Coinvolto anche Marco Ferdico, uno degli indagati dell’inchiesta “Doppia Curva”
Dalle prime luci dell’alba, un esercito di investigatori della Polizia di Stato sta setacciando mezza Italia – da Vibo Valentia a Milano, passando per Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Rovigo e Viterbo – per dare esecuzione a un’ordinanza che ha colpito 55 soggetti.
L’inchiesta ha riscontrato la piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta comunemente nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina facente capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne - attive nei comuni del c.d. comprensorio delle Serre vibonesi - coinvolgendo, per gli aspetti legati al traffico di stupefacenti, anche Marco Ferdico, uno degli indagati già emersi nell’inchiesta “Doppia Curva” di Milano.
Il catalogo delle accuse contestate agli indagati dalla Dda di Catanzaro è una "galleria" del crimine che non risparmia nulla. Non solo la "solita" associazione di stampo mafioso e il narcotraffico, ma un mix di violenza bruta e controllo asfissiante: tentato omicidio, estorsione, detenzione di materiale esplodente, trasferimento fraudolento di valori e persino l’uccisione di animali.
Il Gip Arianna Roccia, su richiesta della Dda guidata dalla Procura di Catanzaro, ha firmato un’ordinanza monumentale che dispone misure cautelari per ben 55 soggetti, travolgendo le gerarchie criminali tra Vibo Valentia e il resto d'Italia.
Carcere per i vertici
Per i primi 47 indagati, il giudice non ha avuto dubbi: l'unica misura adeguata è la custodia cautelare in carcere. Tra i nomi che spiccano per la gravità dei capi d'imputazione (che vanno dall'associazione mafiosa al narcotraffico) figurano elementi di peso come Gerardo Accorinti, Ferdinando Bartone, Michele Carnovale e i componenti dei clan Emanuele, Idà e Castagna. Un colpo durissimo ai quadri operativi delle cosche locali.
Domiciliari e obblighi
Non c'è solo il carcere. Il dispositivo prevede anche una serie di misure graduate che colpiscono la "manovalanza" e i fiancheggiatori. Gli arresti domiciliari sono stati disposti per soggetti come Marco Idà, Michele Idà, Domenico Nardo e Domenico Zannino, con il divieto assoluto di comunicare con l'esterno, social network compresi.
Per altri indagati (tra cui Michelangela Alessandria e Marco Fiorillo) è stata invece applicata la misura congiunta dell'obbligo di dimora con permanenza notturna e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro giorni a settimana.
I dettagli del blitz verranno illustrati alle 10:30 presso la Procura della Repubblica di Catanzaro. Al tavolo, per fare il punto su questa nuova spallata ai clan, ci saranno il Procuratore Capo, il Direttore del Servizio Centrale Operativo e il Questore di Vibo Valentia.














