Acate, il "mistero" delle origini storiche di San Vincenzo Martire: nuove rivelazioni
Quali sono le origini storiche del “Corpo Santo” di San Vincenzo Martire, Protettore di Acate, del quale un popolo di devoti, non solo del centro ibleo, si appresta a celebrare la festa la terza domenica dopo Pasqua?
E’ questo l’obiettivo che il dottor Luigi Denaro, ortopedico presso l’ospedale “Guzzardi” di Vittoria, si è prefisso continuando le ricerche del compianto parroco don Rosario di Martino, che per primo si era proposto di far luce sul “mistero”, affiancato proprio dall’allora giovane medico.
Denaro dopo avere consultato documenti e fonti autorevoli renderà pubbliche le risultanze del suo lavoro, svelando “la vera identità” del Santo, lunedì 27 aprile, alle ore 19,30, alla Società Operaia di Mutuo Soccorso di via XX Settembre 3.
Dopo i saluti del commissario Salvatore Cutraro interverranno il professore Giovanni Lantino e il dottor Carmelo Sigona. Un evento atteso con notevole curiosità dai cittadini, il giorno dopo il clou dei festeggiamenti, iniziati nella prima metà del 1700.
Già nel 1982 il professore Giuseppe Longo, in una lettera inviata con tre precise richieste a Sua Santità Giovanni Paolo II, scriveva: “E’ ardente, vivissimo desiderio di tutti i fedeli Acatesi ricevere una pronta, serenatrice, veritiera, autorevole, definitiva risposta dalla Chiesa di Roma sulla storia e le reliquie…”.
E se tale richiesta non ebbe illuminanti riscontri lo stesso don Rosario Di Martino, prima di intraprendere la sua ricerca, che sfatava il racconto leggendario del poeta Carlo Addario, soleva dichiarare: “Si sa ben poco sulla identità di questo Santo Martire, ma quello che si coglie dal racconto delle grazie ottenute per Sua intercessione, fuga ogni dubbio sulla Sua Santità”.
Carlo Addario nelle sue “Passeggiate storiche”, del 1951, pur avanzando molte riserve, aveva scritto che “era figlio unico d'un Re turco o musulmano d'Asia e che la pietosa madre, la quale si era tacitamente convertita al Cristianesimo, lo fece battezzare ed istruire da una bàlia cristiana all'insaputa dell’emiro suo sposo”.
Vincenzo, diventato adulto – continuava – avrebbe partecipato alla prima Crociata, ma il padre, avendolo saputo, lo avrebbe cercato per punirlo e un giorno, trovatolo mentre riposava all'ombra di una palma, lo avrebbe colpito a morte con la scimitarra alla guancia destra.
Nel 2011, però, con la pubblicazione del suo monumentale studio “I resti mortali di San Vincenzo raccontano le torture subite”, don Martino giungeva a una sorprendente conclusione e dichiarava: “Le spoglie custodite ad Acate, sottoposte a esami radiografici, è quasi certo che appartengono al diacono spagnolo Vincenzo di Saragozza, nato a Huesca, nel 280 d. C. circa e deceduto tra i 20 e i 25 anni”. Per lui, dunque, il Santo Protettore della cittadina, sarebbe il popolare martire spagnolo di cui parla Prudenzio nell'inno V del "Peristéphanon".
La tesi del compianto parroco si faceva forte delle relazioni di esperti che erano sicuri: le reliquie appartengono a un “individuo di sesso maschile (atlanto-mediterraneo), deceduto fra i 20 e i 25 anni, ben rappresentato nella penisola iberica”.
Ed un particolare sosteneva l’opinione del parroco Di Martino: nella cattedrale di Valencia si custodisce il braccio sinistro del Santo, mentre nell’urna della chiesa di Acate uno scheletro pressoché completo, privo proprio del braccio sinistro. Una coincidenza incredibile!
Luigi Denaro: “Don Rosario Di Martino, viste le sue precarie condizioni di salute, mi stimolò a continuare comunque le ricerche. Per la stima e l’amicizia che a lui mi legavano accettai con piacere e riconoscenza, non prima di avergli confidato, con il dovuto rispetto, che avrei percorso una strada diversa da quella da lui ipotizzata”.














