Mamma e figlia morte in Molise, centro antiveleni: sul padre "possibile degradazione della ricina"
Le analisi confermano la morte per avvelenamento delle due donne. Alla luce delle risultanze tossicologiche, non cambia la posizione della Procura "in ordine alle ipotesi accusatorie"
Gli esperti del centro antiveleni dell’IRCSS Maugeri di Pavia confermano che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per “grave intossicazione da ricina”. Il documento degli esperti è arrivato alla procura di Larino (Campobasso). La relazione tossicologica a cura del professor Locatelli conferma la positività alla ricina “in concentrazioni compatibili con quadro di intossicazione acuta nei campioni ematici prelevati durante le autopsie”. Alla relazione sono allegati ulteriori documenti che saranno depositati in procura insieme alla consulenza finale sulle autopsie.
La negatività alla ricina registrata nelle analisi del sangue di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, potrebbe essere causata dalla degradazione alla sostanza dovuta al momento delle analisi effettuate. Lo riferisce la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, pubblicando alcuni stralci delle analisi del Centro antiveleni di Pavia che hanno certificato l'"intossicazione acuta" da ricina nelle analisi del sangue delle due vittime.
Il tossicologo ha evidenziato che "la negatività dei campioni biologici riferibili a Giovanni Di Vita può ritenersi compatibile sia con l'eventuale assenza della proteina nel sangue al momento del prelievo, sia con la possibile degradazione, anche completa, dell'analita, in ragione del tempo trascorso tra il prelievo e l'esecuzione delle analisi". Alla luce delle risultanze tossicologiche, non cambia la posizione della Procura "in ordine alle ipotesi accusatorie per cui si procede e alle posizioni giuridiche degli interessati".
La procuratrice infine fa sapere che "le indagini procedono a tutto campo alla ricerca di elementi probatori e di riscontro su quanto acquisito allo stato".
Ma a finire sotto la lente di chi indaga sulla morte di Antonella e Sara ci sono anche gli ultimi mesi della vita di Alice, sopravvissuta alla cena di Pietracatella, in cui la madre e la sorella sarebbero state avvelenate, perché quella sera la figlia maggiorenne era in pizzeria con gli amici. Gli investigatori stanno studiando le chat, la cronologia delle ricerche su internet e gli appunti sui cibi mangiati durante le feste di Natale.
Gli accertamenti sull’iPhone della ragazza, sequestrato nei giorni scorsi, dovranno riguardare il periodo dal 1° dicembre al 13 aprile scorso. Si tratta di un accertamento irripetibile nell’ambito dei due filoni d’inchiesta, il primo relativo ai cinque medici indagati per omicidio colposo e il secondo, ancora senza indagati, per duplice omicidio premeditato.
Elvira Antonelli, procuratrice di Larino, intende studiare in particolare le chat tra Alice, i suoi genitori e la sorella Sara. L’obiettivo è fare luce sui rapporti tra i familiari e sulle comunicazioni nelle drammatiche ore prima della morte delle due donne, per riscontrare eventuali responsabilità dei medici. Acquisite anche chat, email e conversazioni sui social con altri parenti e conoscenti. Sul cellulare ci sarebbero anche appunti presi da Alice sui pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre.
La procura ha chiesto anche di acquisire la cronologia della navigazione su internet e di rilevare le posizioni del cellulare di Alice. I risultati dell'accertamento svolti dal laboratorio digitale saranno pronti, salvo proroghe, entro 60 giorni.
Gli accertamenti, chiesti dalla procuratrice Elvira Antonelli, saranno effettuati martedì prossimo, 28 aprile, alle 9.30, negli uffici della Polizia giudiziaria della Procura di Campobasso. Saranno in quella sede estratti i dati contenuti nel cellulare. Convocati anche i legali dei cinque medici indagati nella prima fase delle indagini con l'ipotesi di reato di omicidio colposo, mentre la parte del fascicolo inerente l'ipotesi di duplice omicidio premeditato con avvelenamento resta contro ignoti.
L'avvocato di Di Vita rinuncia all'incarico
Il 10 aprile l'avvocato Arturo Messere ha rinunciato all'incarico di assistere Gianni Di Vita. Motivi contingenti e non meglio specificati alla base della decisione di Messere, penalista di lungo corso in Molise.
"Noi restiamo tranquilli, non sono preoccupato". Così all'ANSA Vittorino Facciolla, nuovo legale di Gianni Di Vita, commentando il sequestro del telefono di Alice Di Vita. Sui motivi per i quali sia stato sequestrato solo lo smartphone della 18enne e non anche gli altri della famiglia, l'avvocato ipotizza: "Credo che gli inquirenti vogliano fare le attività di indagini un po' alla volta. Probabilmente in questo momento si stanno concentrando su un aspetto, poi lo faranno su altro".
Facciolla esclude comunque un possibile coinvolgimento della ragazza: "Lo dico con grande tranquillità, io stento a pensare che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad era in grado di poter gestire in quel modo". E su questo tema aggiunge: "Questa vicenda di Alice mi suona nuova, io ero fermo alle attività che svolgevano sul conto di Gianni sulle quali non mi sembra ci siano dubbi, almeno per quanto mi riguarda, perché lui ha ricostruito in maniera puntuale un po' tutto".
L'avvocato quindi parla dell'avvelenamento con la ricina: "Gianni non immagina minimamente cosa possa essere accaduto. Per questo fanno bene gli investigatori a fare una indagine classica, perché se non si riesce prima a capire da dove proviene il veleno non puoi poi attribuirlo a qualcuno". Sulla possibilità che altri telefoni possano essere sequestrati, Facciolla infine puntualizza: "Noi abbiamo messo adisposizione, se dovessero servire, anche gli altri dispositivi".














