Modica. Se il vescovo "tende la trappola" a San Giorgio che festeggia con gli ultras
“Questa non è una processione. E’ un corteo”. Il giudizio del vescovo della diocesi di Noto, monsignor Salvatore Rumeo, rilanciato attraverso una intervista su Video Mediterraneo durante la diretta di domenica, è destinato a creare più di una polemica. Non è stata gradita al popolo di San Giorgio quella che, in gergo calcistico, si definisce una entrata a gamba tesa, potenzialmente pericolosa, quindi, e meritevole, quanto meno, di una ammonizione. Ma il vescovo è andato oltre, precisando subito che era al quartiere Vignazza – teatro dei festeggiamenti ritenuti eccessivi e fuori dal contesto religioso – “non da ospite ma da padrone di casa”. Legittima la precisazione, ma non bisogna dimenticare che San Giorgio, a Modica, è una festa, come l’Uomo Vivo di Scicli, tanto per accostare due manifestazioni che hanno nel Dna popolare la loro essenza. E, per quanto riguarda San Giorgio, non si può ignorare il fatto che il “corteo” è animato da tanti giovani e tra di loro ci sono anche quelli che, passando davanti alla casa di Nino Baglieri o entrando all’oratorio dei Salesiani, chiederanno ai genitori o agli amici perché quei luoghi sono così importanti per i modicani.
La festa, allora, sarà anche una occasione di dialogo e di confronto, di socializzazione mentre si grida “Viva San Giorgio”, o si alzano i bambini verso la statua, come avviene nel rito di “crisci ranni”, per augurare ai piccoli una grande crescita, benedetta dal cielo. Quel cielo illuminato, quest’anno, da fuochio d’artificio che sono sembrati eccessivi anche ai più fedeli “Sangiugiari”.
E, infine, ci sembra opportun una considerazione sul legame familiare nella devozione per San Giorgio che si trasmette da padre in figlio, nell’attesa, ogni anno, della prossima festa, con nuovi giovani che sono diventati grandi e che possono aspirare al ruolo di portatori. Sempre in un clima di festa. La “Festa di San Giorgio”.














