Acate, l'identità persiana di San Vincenzo martire nel libro di Luigi Denaro
Che Martire fosti? Il mistero forse si dipana. Per il San Vincenzo di Acate, di cui il medico Luigi Denaro (nella foto) ha svelato quella che per lui è la vera identità, persiana, – nell’affollata presentazione del suo libro alla Società Operaia di Mutuo Soccorso – si aggiunge un altro tassello agli appassionati e scrupolosi studi che iniziò il compianto parroco don Rosario Di Martino e che lo stesso ortopedico ha continuato e completato dopo la sua morte.
Dalle affannose ricerche, condotte nell’Archivio Storico Vaticano, Denaro è giunto alla conclusione che il Corpo Santo venerato da oltre tre secoli apparterrebbe a quel “Bicentius” che subì il martirio, ordinato dall’imperatore Valeriano, assieme ad Abdon, Sennex e Milix, nobili persiani che si erano convertiti al Cristianesimo.
“Posso affermare con certezza – ha spiegato Denaro - che il nostro Martire si deve identificare come un Corpo Santo di “nomine proprie” estratto dalle catacombe di Ponziano, anche se, a differenza degli altri tre, di “Bicentius” non si trovano documenti e quell’autentica prova, risolutiva, che doveva essere contenuta nell’urna, probabilmente è stata trafugata molti anni fa, assieme ad arredi sacri, tra cui i lampadari, nella chiesa che dal 1701 custodisce le reliquie”.
La leggenda popolare divulgata dal poeta Carlo Addario, secondo la quale San Vincenzo sarebbe stato il figlio di un emiro arabo, ucciso perché convertitosi al Cristianesimo è rigettata da Denaro “perché la regione di Damasco a quell’epoca apparteneva all’Impero Medo-Persiano(VI-IV sec. a.C.) e perché l’indagine con il carbonio 14 fa risalire invece, inequivocabilmente, i resti al III secolo d.C.”.
Così come non si rivela più attendibile l’identificazione con San Vincenzo di Saragozza, sostenuta da don Rosario Di Martino: “Purtroppo, sfortunatamente, egli non ha potuto leggere “Osservazioni sopra i cimiteri de' santi martiri ed antichi cristiani di Roma, il libro del custode delle reliquie e dei cimiteri Marcantonio Boldetti, scritto su invito del papa Clemente XI. Si citano ben quattro Corpi Santi con il nome Vincenzo!”.
L’interessante incontro culturale è stato introdotto dal commissario del sodalizio Salvatore Cutraro, che ha elogiato Denaro per il suo impegno. A seguire le relazioni del dottor Carmelo Sigona, per tanti anni suo collega all’Ortopedia del “Guzzardi” di Vittoria, che ha fornito particolari sullo scheletro del Santo, e del professore Giovanni Lantino, che ha collaborato con l’autore nella stesura e assemblaggio della pubblicazione.
Gli attori Sergio Spada e Matilde Masaracchio hanno interpretato il dramma di Giovanna Longo e Antonio Cammarana (scomparso lo scorso anno) sul terremoto del 1693 e sull’arrivo di San Vincenzo a Biscari nel 1701.
Sono intervenuti il parroco don Mario Cascone, il sindaco Gianfranco Fidone, il giornalista Emanuele Ferrrera, l’ex primo cittadino Giovanni Caruso e il professore Attilio Leone, che hanno ringraziato Luigi Denaro o posto altre questioni meritevoli di ulteriori approfondimenti.














