Modica, Stornello e Cannata: non solo il centro storico, serve visione dell’intera città
Il dibattito sul centro storico di Modica si allarga. Intervengono gli architetti Antonio
Stornello e Mark Cannata, che da diversi anni, attraverso il loro studio di architettura e Kassandra, lo
strumento di supporto alle decisioni per gestori e amministratori pubblici di loro creazione, si occupano
a vari livelli di rigenerazione urbana, assetto territoriale e qualità dello spazio costruito, in contesti
internazionali di particolare valore culturale e paesaggistico, tra cui siti UNESCO.
Dalla loro esperienza nasce una riflessione che invita ad ampliare lo sguardo: il tema del centro storico,
pur importante, non può essere affrontato come una questione isolata. Modica va letta come un
organismo urbano unico, fatto di parti diverse ma interdipendenti: centro storico, quartieri residenziali,
periferie, aree produttive, infrastrutture, campagne intensamente abitate e spazi pubblici.
«Parlare soltanto del centro storico — affermano Stornello e Cannata — rischia di essere riduttivo. Il
centro storico è una parte fondamentale dell’identità urbana, ma non può essere separato dal resto della
città. Modica è una realtà complessa e diffusa: se non la leggiamo nella sua interezza, rischiamo di non
comprendere davvero la natura delle trasformazioni in corso».
Secondo i due architetti, negli ultimi decenni la città non si è semplicemente svuotata: si è trasformata.
Funzioni, abitanti, attività e modi d’uso dello spazio si sono redistribuiti, generando nuovi equilibri e
nuove criticità. Anche il dato demografico, in questo senso, va considerato senza semplificazioni:
accanto ai residenti stabili esistono presenze temporanee, turistiche e nuovi cittadini che incidono sulla
vita urbana, ma non possono sostituire la necessità di una città realmente abitata.
«Il punto — spiegano — non è chiedersi solo come riportare persone nel centro storico, ma quale città
vogliamo costruire nel suo insieme. Una città vive quando riesce a tenere insieme chi la abita, chi la
lavora, chi la attraversa e chi la sceglie come nuovo luogo di vita».
Il secondo tema riguarda la capacità e il coraggio di immaginare azioni importanti di trasformazione
urbana. Per Stornello e Cannata non bastano interventi episodici, né una gestione frammentata
dell’esistente. Servono idee forti, capaci di orientare la città nei prossimi decenni: visioni anche molto
ambiziose, quasi utopistiche, non perché irrealizzabili, ma perché necessarie a spostare in avanti il livello
del dibattito e delle scelte pubbliche. In questo senso, guardare agli esempi migliori già realizzati in Italia
e all’estero diventa parte integrante della visione: non per importare modelli in modo acritico, ma per
capire come altre città abbiano saputo trasformare fragilità urbane, spazi pubblici e relazioni con il
patrimonio in nuove occasioni di qualità.
«Le città cambiano davvero quando hanno il coraggio di formulare visioni alte — sottolineano —. Modica
non ha bisogno soltanto di piccole correzioni, ma di una riflessione capace di rimettere in discussione
gerarchie, spazi, relazioni e qualità degli interventi. Le trasformazioni urbane più importanti nascono
spesso da idee che all’inizio sembrano difficili, persino eccessive, ma che servono a indicare una
direzione».
Il terzo tema è quello della qualità urbana e architettonica. Modica possiede un patrimonio storico
architettonico straordinario, ma proprio per questo dovrebbe pretendere qualità in tutte le parti che
compongono la città: non solo nei luoghi più celebrati, ma anche nei quartieri ordinari, negli spazi
pubblici, nelle aree di margine, nelle nuove trasformazioni e nel rapporto tra città e campagna. Il
confronto con esperienze più avanzate, italiane e internazionali, è parte di questo percorso: osservare
chi è stato più bravo significa educare lo sguardo, costruire ambizione e riconoscere che la qualità
urbana non è un lusso, ma una condizione necessaria per una città che voglia essere all’altezza della
propria storia.
«La bellezza del patrimonio storico architettonico — dichiarano Stornello e Cannata — non deve
diventare un alibi. Al contrario, dovrebbe educarci a pretendere standard più elevati ovunque. Se ci
abituiamo a una qualità urbana e architettonica inadeguata attorno ai luoghi più preziosi, finiamo per
abbassare la nostra idea stessa di città. La questione è culturale prima ancora che tecnica: riguarda il
modo in cui una comunità guarda a sé stessa, al proprio paesaggio costruito e al proprio futuro».
«Il centro storico potrà essere davvero rilanciato solo dentro una città più consapevole, più esigente e
più coraggiosa — concludono —. Modica deve imparare a pensarsi come un organismo unico, deve
avere il coraggio di immaginare trasformazioni importanti e visioni alte, deve guardare agli esempi
migliori senza timore e deve abituarsi alla qualità in ogni sua parte. Solo così potrà essere pienamente
all’altezza della propria storia, del proprio patrimonio e delle sfide che la attendono».
Antonio Stornello e Mark Cannata














