Avvelenate con la ricina, ora i sospettati sono due
Scendono a due i sospettati per l'avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita: la pista più battuta è quella degli attriti in famiglia
Si avvicina alla soluzione il giallo della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, morte pochi giorni dopo Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso, perchè avvelenate con una sostanza pericolosissima che si chiama ricina. Nelle intricate indagini che la Procura di Larino sta portando avanti da mesi – e che un paio di mesi hanno visto il colpo di scena di quando si è scoperto che le due donne non erano state colpite da un’intossicazione alimentare ma erano state uccise da un veleno- il cerchio dei sospettati si è man mano ristretto. Gli inquirenti, che hanno ascoltato come testimoni decine e decine di testimoni, hanno isolato prima quattro o cinque possibili sospettati. Che ora è sceso a due sole persone.
La pista privilegiata, ormai da un paio di settimane, è quella degli attriti in famiglia, qualcosa che aveva creato dissapori e tensioni. Fondamentale, per arrivare a capire quello che potrebbe essere il movente dietro l’avvelenamento, è stata l’audizione di un fratello di Gianni Di Vita che non vive a Pietracatella ma in un’altra regione, lontano. Negli ultimi giorni, la Squadra Mobile hanno riascoltato diversi parenti delle famiglie Di Vita e Di Ielsi. E dovrebbe a giorni essere risentita per la quarta volta Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita a casa della quale si erano trasferiti a vivere l’uomo e la figlia 19enne, dopo la morte di Antonella e della figlia minore. Nel suo racconto sarebbero emerse alcune contraddizioni, rispetto al racconto fatto da altri testimoni. Anche se la soluzione del giallo potrebbe essere vicina, la chiusura delle indagini richiederà ancora qualche settimana, perchè si sta ancora aspettando l’esito finale del lavoro dei periti che hanno eseguito l’autopsia e lo studio sugli effetti della ricina. Da oggi e fino a sabato, intanto, proseguiranno gli interrogatori in Questura. Verrà poi fatto un altro, ancora una volta, sopralluogo nella casa dove viveva la famiglia a Pietracatella alla ricerca di tracce della ricina.














