Il giallo degli appunti ignoti
Dieci righe a penna su Sempio nella richiesta di archiviazione .
Un appunto misterioso scritto a penna, da approfondire, risalente all’epoca della prima indagine su Andrea Sempio. L’inchiesta archiviata in tempo record nel marzo 2017 dopo la richiesta dell’allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. Un appunto di una decina di righe di mano ignota, annotate con una grafia piccola e ordinata, in cui lo scrivente ha un lapsus e confonde Andrea Sempio con Alberto Stasi, chiamandoli entrambi Andrea. E su cui la procura di Brescia, che ipotizza un accordo corruttivo tra Venditti e Giuseppe Sempio (padre dell’attuale indagato) sta lavorando. C’è anche questo documento, rinvenuto lo scorso autunno nell’archivio dei carabinieri del Nucleo informativo pavese, che peraltro 10 anni fa non aveva la delega per indagare su Sempio, tra gli atti sulla scrivania dei pm Alessio Bernardi e del collega Donato Greco, i titolari del fascicolo che riguarda il collega. Anzi, di due fascicoli, perché ne seguono un secondo per una presunta malagestione delle auto della procura di Pavia e degli apparecchi per le intercettazioni a carico anche di Pietro Paolo Mazza. I magistrati sono alle battute finali. Un’idea, quantomeno per la vicenda legata a Garlasco, se la sono fatta, e a breve metteranno nero su bianco le proprie conclusioni. Dovranno scegliere se chiedere l’archiviazione o se, qualora gli elementi siano ritenuti abbastanza forti da reggere il vaglio di un Tribunale, di mandare avanti il caso.
Agli atti, si diceva, c’è anche questo misterioso appunto senza nome, né data, trasmesso a Brescia lo scorso 22 ottobre dagli inquirenti che stanno provando a riscrivere l’omicidio di Chiara Poggi. L’obiettivo è identificare lo scrivente. Si tratta di appunti (con correzioni) a una bozza, anch’essa rinvenuta nel medesimo archivio, della richiesta di archiviazione per il 38enne, che poi furono recepiti nell’atto definitivo dei pm nel 2017. "Il presente procedimento trae origine da un esposto a firma della madre di Andrea Stasi, pervenuto alla procura generale presso la corte d’appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa procura – si legge nell’appunto – . In tale esposto alla luce di talune investigazioni difensive affidate a una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso da Andrea Stasi, nella specie di Andrea Sempio". Lo scorso autunno i pm pavesi avevano dato mandato ai carabinieri di cercare negli uffici del Nucleo eventuali documenti su Sempio dopo aver scoperto che il 24 dicembre 2016, quando la prima inchiesta sull’amico del fratello di Chiara era stata aperta da solo un giorno, l’ex comandante Maurizio Pappalardo (di recente condannato per corruzione e stalking nell’ambito di ‘Clean 2’) avrebbe fotografato alcuni atti con il telefono dalla scrivania di Venditti. E lo avrebbe fatto – scrive chi indaga – "dopo aver ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in procura da parte di Antonio Scoppetta", maresciallo dei carabinieri a Pavia.
Tali foto però pare non siano state trovate nell’archivio in questione, dove invece gli inquirenti hanno scoperto l’esistenza di un fascicolo P (permanente) su Sempio aperto il 25 marzo 2017. Solo qualche giorno dopo la controversa archiviazione. Dentro quel fascicolo sono stati trovati il decreto del gip e la richiesta di archiviazione in bozza, con appunti manoscritti oltre a quel foglio spillato sulla prima pagina. Ma il Nucleo, si legge, "non aveva titolo per disporre del provvedimento in bozza".














