Avvelenate con la ricina, Antonella e la figlia fecero ricerche sul veleno? La Procura vuole studiare i cellulari
Venerdì si procederà a estrarre i dati dai cellulari e pc in uso alle due donne morte: la Procura vuole capire se ci sono rapporti con le ricerche su Internet sul veleno
e due vittime hanno cercato informazioni sulla ricina? Per togliersi anche questo dubbio, la Procura di Larino (alle prese con l’intricatissimo giallo delle due donne, madre e figlia, avvelenate con la ricina sotto Natale) ha deciso di far analizzare tutti i dati contenuti nei cellulari e nei dispositivi elettronici in uso ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte il 27 e 28 dicembre scorso.
La Procura (che nelle ultime ore ha lanciato un appello per dire ‘Lasciateci lavorare’ invitando ad abbassare il clamore mediatico) ha infatti convocato i consulenti delle parti per nuovi accertamenti informatici che si svolgeranno venerdì 22 maggio. Come spiega un comunicato ufficiale della Procura, si tratta di accertamenti che verranno fatti su telefoni e dispositivi sequestrati nella casa di famiglia e appartenuti alle due vittime, e puntano a capire anche se da quei telefoni siano mai state fatte ricerche in rete sulla ricina. Verranno analizzati i dati dei cellulari in uso ad Antonella Di Ielsi, 55 anni, e alla figlia Sara Di Vita, 15 anni, a partire dalla primissima accensione degli apparecchi fino al giorno della morte.
Venerdì dunque, in Questura, si procederà a estrarre i dati da telefoni, modem, pc e tablet prelevati nei giorni scorsi dalla casa di Pietracatella. La procura, nel dettaglio, chiede di estrapolare da ciascun apparato dati utili per accertare “rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi“. Verranno poi estrapolate le chat Whatsapp dei giorni in cui mamma e figlia hanno cominciato a stare male: sia quelle tra di loro che quelle con altri parenti o amici. Gli inquirenti cercano infatti eventuali discussioni riguardanti i sintomi accusati dalle due donne, “inerenti alla patologia da ricina affrontata tra il 25 e il 28 dicembre”, o le cure ricevute da medici e paramedici durante il ricovero.
Dall’analisi dei dati contenuti nei dispositivi elettronici, si cercherà anche di fare luce sui rapporti all’interno della famiglia, con l’obiettivo di ricostruire “le abitudini di vita” e “i rapporti interpersonali delle vittime”. Si cercheranno informazioni anche su eventuali patologie che le due donne potrebbero aver avuto e che non fossero conosciute.
Una volta estratti tutti i dati, i consulenti avranno poi 60 giorni di tempo per consegnare all’autorità i risultati delle loro verifiche. Alle operazioni potranno partecipare gli indagati e le parti offese con i loro legali e consulenti.














