Acate, l'ex Convento dei Cappuccini "oscurato" da un asilo: ed è polemica
Da oltre mezzo secolo ad Acate non si costruivano scuole nuove, ora che sono in fase di completamento due strutture finanziate con fondi PNRR, una in Largo Chambly, l’altra in via Agrigento, dove era ospitato il magazzino comunale, una levata di scudi, prima silenziosa, poi sempre più assordante, si sta verificando, non contro le necessità dell’edilizia scolastica ma l’individuazione di quelle aree da parte dell’amministrazione comunale.
“In queste settimane qualcuno ha criticato questo progetto (il primo dei due) sostenendo che la vicinanza con l'ex Convento dei Cappuccini possa svalutare il patrimonio della zona. Ma la realtà è esattamente l’opposto. Quello che stiamo portando avanti - ha scritto il gruppo di maggioranza Reattiva - è un grande progetto di rigenerazione urbana destinato a valorizzare tutta l’area: il nuovo asilo nido, l’acquisto già effettuato dei terreni adiacenti al convento dei Cappuccini con progettazioni già avviate, la futura riqualificazione della Villa Garibaldi, con un progetto che potrebbe essere finanziato a breve, e il progetto dello stadio che presenteremo al bando tra pochissimi giorni”.
A molti cittadini, sia pure non architetti e urbanisti, è bastato però osservare il cantiere per esprimere pareri non certo entusiasti sui post: “Dissonante con il contesto storico. Uno vero shock della scala visiva! Il convento e la chiesa erano nel proprio luogo di appartenenza, vedremo alla fine cosa accadrà. A volte basta poco per dare dignità ai luoghi. Oggi però dovete ammettere che avete snaturato la potenziale bellezza del convento e della sua chiesa”; “la Soprintendenza ai Beni Culturali di Ragusa come avrà mai potuto concedere l'autorizzazione a costruire un edificio ultra moderno a pochi metri da un complesso conventuale monumentale e storico del 1700? Uno dei più grandi conventi di Sicilia”. Ed ancora: alcuni parlano di “nefandezza”, altri di “scempio”, qualcun altro addirittura prende in prestito il commento di Fantozzi alla proiezione della Corazzata Kotiomkin.
E la politica? Il gruppo consiliare Lista Caruso, per primo, ha affondato i colpi: “Davanti a ciò che sta accadendo a Largo Chambly non si può stare in silenzio.
Nessuno mette in discussione l’importanza di realizzare servizi utili per i bambini e per le famiglie. Ma qui il punto è un altro: capire dove e come costruire. Concetto evidentemente sfuggito a questa Amministrazione.
La costruzione di un edificio moderno a ridosso dell'ex Convento dei Cappuccini, che di fatto oscura uno dei luoghi simbolo della nostra storia, viene presentata come “rigenerazione urbana”.
Curioso questo modo di valorizzare il patrimonio architettonico e storico-culturale…nascondendolo!
La facciata del Convento oggi quasi non si vede più.
Com’è possibile che nessuno abbia compreso tutto questo in fase progettuale? Davvero nessuno si è accorto che si stava sacrificando uno degli scorci più belli e significativi di Acate? E soprattutto: com’è possibile che la Sovrintendenza abbia dato parere favorevole davanti a un intervento così invasivo?
Rigenerare un’area urbana non significa sacrificare ciò che la rende unica. Significa trovare equilibrio tra sviluppo e tutela della nostra storia, tra innovazione e rispetto del patrimonio culturale.
Quando il desiderio di costruire a tutti i costi finisce per cancellare la bellezza storica di un luogo, il danno non è solo estetico: è culturale, identitario e collettivo.
E questo danno, purtroppo, resterà sotto gli occhi di tutti per sempre”.
Nelle intenzioni dell’amministrazione comunale gli “interventi, collegati, tra loro, porteranno benefici a catena: più servizi, più vivibilità, più presenza di famiglie, più decoro urbano e anche nuove opportunità per le attività commerciali di Piazza Matteotti e delle aree vicine.
Chi parla di approssimazione probabilmente non comprende che tutto questo è invece l’esatto contrario: una visione chiara, programmata e di lungo termine. Per troppi anni si è lasciato tutto fermo. Noi stiamo scegliendo di progettare, intercettare risorse e costruire il futuro di Acate con opere concrete.
Noi lavoriamo così”.
E così Acate, che si è vista demolire lo storico palazzo comunale ottocentesco, le basole di pietra di Comiso di corso Indipendenza e perfino l’artistica fontana di San Giuseppe tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta si vedrà oscurare un altro pezzo del suo passato. Ma siamo sicuri che interessa a tutti?














