Sbarcadero Santa Lucia a Siracusa: svolta nella battaglia per il mare libero
Una svolta decisiva segna la lunga ed estenuante battaglia di civiltà intrapresa dai cittadini di Siracusa per restituire alla collettività la spiaggia dello Sbarcadero Santa Lucia. Giorgio Nanì la Terra, cittadino siracusano in prima linea nella difesa del patrimonio pubblico costiero, comunica ufficialmente che la Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto un fascicolo d'indagine — affidato al Sostituto Procuratore dott. Salvatore Grillo — a seguito della sua dettagliata denuncia, iscrivendolo formalmente come persona offesa.
Al centro dell'esposto non vi è soltanto la condotta del concessionario privato, ma anche e soprattutto la presunta e prolungata omissione da parte di quegli organi istituzionali che avrebbero avuto il preciso dovere di vigilare, controllare e intervenire a tutela del demanio marittimo e del diritto di libero accesso alla battigia, e che invece sono rimasti inerti per oltre un decennio.
Per più di dieci anni, l'accesso alla spiaggia dello Sbarcadero Santa Lucia è stato letteralmente impedito alla cittadinanza seppur i cittadini ne lamentavano. Una mega recinzione alta oltre 2 metri e un cancello costantemente sbarrato hanno precluso la fruizione del mare e persino il transito sulla battigia, area indisponibile per legge che deve sempre rimanere sgombra e accessibile per ragioni di sicurezza. Questa condotta palesemente illecita è rimasta a lungo impunita. Paradossalmente, proprio questa prolungata inerzia istituzionale è stata utilizzata dai legali del concessionario ("L'Una S.r.l.", gestore del Musciara Resort) come vera e propria memoria difensiva in sede giudiziaria. Come emerge chiaramente dalla recente e clamorosa sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per la Sicilia – sezione staccata di Catania (Sezione Terza), n. 01096/2026, il privato ha fatto scudo del silenzio e dei provvedimenti contraddittori delle stesse autorità per bloccare i tardivi ordini di rimozione delle barriere. Il TAR ha infatti accolto il ricorso del concessionario e annullato i provvedimenti ingiuntivi di ripristino emessi dall'Assessorato Regionale (ARTA) e dalla Capitaneria di Porto, condannando le Amministrazioni resistenti al pagamento delle spese di lite (liquidate in complessivi € 3.500,00) a causa delle loro stesse negligenze. In sintesi, le istituzioni sono state condannate a pagare con i soldi dei contribuenti le spese di un processo nato a causa delle proprie gravi contraddizioni e omissioni.
Di fronte a questo scenario di profonda ingiustizia, Giorgio Nanì la Terra, tormentato da questi pensieri, ha scritto una durissima lettera aperta indirizzata ai massimi vertici dello Stato in città, che viene qui riportata integralmente:
"Lettera aperta al Procuratore della Repubblica Dott.ssa Sabrina Gambino e a Sua Eccellenza il Prefetto di Siracusa, Dottoressa Chiara Armenia, massima Autorità di Governo in città.
A Siracusa, quando un qualunque cittadino è costretto a rivolgersi alla Procura per denunciare le Istituzioni per porre fine al senso di impunità diffuso e crescente della gestione opaca del demanio marittimo — patrimonio della collettività sempre più spesso privato e cementificato abusivamente — vuol dire che lo Stato a Siracusa è assente. L'unico caposaldo resta la Magistratura, ma la Giustizia ha tempi biblici.
Per anni ci hanno negato un'intera spiaggia, quella dello Sbarcadero Santa Lucia. Cancello chiuso e non conforme h24, 365 giorni l'anno, impedendoci di fruire della spiaggia, del mare e addirittura dell'accesso alla battigia. Nonostante le segnalazioni, le manifestazioni e le denunce, mai sono state elevate sanzioni al titolare della concessione circa il negarci l'accesso. Tanto è vero che nella sentenza del TAR di Catania, ormai battezzata "LA SENTENZA DELLA VERITÀ", il concessionario ha apertamente di fatto dichiarato che mai ha ricevuto nessun provvedimento in tal senso.
Si deduce quindi chiaramente che né dalla Regione, né dalla Capitaneria di Porto, né dai Vigili Urbani e né dal Sindaco Francesco Italia siano mai intervenuti a debellare e sanzionare questi abusi seppur più volte chiamati a farlo . Quindi, non solo non ci ha fatto entrare e fruire della battigia, ma ha pure utilizzato l'assenza istituzionale come difesa in Tribunale. Ma non è finita: il tribunale condanna Regione e Capitaneria — apparsi anche a mio avviso negligenti — alle spese processuali che ovviamente pagheranno i cittadini. Tale condanna, in sintesi, avviene perché dovevano intervenire sulla concessione e non lo hanno fatto. E il TAR, a mio avviso, ha emanato una sentenza ineccepibile: anche a un bambino, se prima gli dici che può fare una cosa e poi lo rimproveri, si difende dicendoti che glielo hai detto tu. Cioè, prima gli autorizzano staccionate in tutto il perimetro della spiaggia e un cancello con tanto di Ordinanza della Capitaneria a restare chiuso (a parte dalle 9:00 al tramonto) e poi lo diffidano di toglierlo.
Ma c'è anche un altro aspetto che merita attenzione, ovvero un'altra Ordinanza della Capitaneria che interdice ai cittadini la piattaforma tuffi perché a rischio dell'incolumità pubblica e privata del cittadino; però tale interdizione è solo per i cittadini, non per chi invece sopra gli ha colato cemento e ferro e fatto cabine. E sempre il TAR bacchetta che quella parte non fa parte della concessione. Sapete, col ciclone Herry tutta la costa di Siracusa ha subito danni, tranne la piattaforma tuffi, in barba a questa Ordinanza che diceva fosse pericolosa. Le cabine, invece, le ha spazzate via tutte, ma già ci si lavora per rimetterle, magari pure col rimborso, sempre a spese dei cittadini. In tutto questo, ancora come se non bastasse, il tutto si trova sulla battigia, che per Legge è indisponibile e deve rimanere sgombra per ragioni di sicurezza.
Col cuore in gola, illustri Procuratore e Prefetto, vi chiedo con la presente di porre fine a tutto ciò e ripristinare l'Ordine delle cose e la Legalità, intervenendo in primis a sanzionare l'illecito perpetrato che abbiamo subito per anni che con arroganza ci hanno privato del nostro mare. Ma non solo questo: di intervenire su tutti gli abusi della costa, dalla Pillirina all'Arenella fino a Fontane Bianche, prendendo questa vicenda come esempio e farne un monito per tutti perché in una democrazia moderna nessuno è al di sopra della legge e l'impunità non è contemplata nella nostra Costituzione: QUI ADDIRITTURA UTILIZZATA COME DIFESA IN TRIBUNALE.
A tal fine chiedo alla città di Siracusa di fornirmi privatamente testimonianze dirette sui fatti narrati, segnalazioni e denunce effettuate e richieste di intervento che non sono state evase.
Concludo ricordando a tutti che il sindaco ipocritamente così punta alla Bandiera Blu e a Siracusa Capitale della Cultura."
La mobilitazione popolare e l'ipocrisia della politica locale
L'avvio delle indagini da parte della Procura giunge sulla scia di un anno di mobilitazione straordinaria e ininterrotta. Nell’ultimo anno Marco Gambuzza del PCI è il condottiero dei sempre più numerosi cittadini siracusani, affiancati da comitati civici e movimenti come Civico 4 di Michele Mangiafico, Controcorrente di Ismaele la Vardera, Lealtà e Condivisione, M5S, Comitato Siracusa Rialzati, Comitato Parchi, Comitato faremo Strada e le associazioni La Civetta di Minerva e Love Arenella che hanno dato vita a numerosissime manifestazioni, con cadenza persino bisettimanale, per rivendicare un diritto inalienabile e costituzionalmente garantito: il godimento del mare come elemento fondamentale per lo sviluppo della personalità e della salute collettiva.
Di fronte a questo imponente movimento popolare, l'atteggiamento della politica locale è apparso quantomeno ambiguo. Mentre il sempre assente Sindaco Francesco Italia dichiarava pubblicamente alla stampa di non sapere nulla di quanto stesse accadendo, la realtà dei fatti lo ha smentito clamorosamente: il primo cittadino è stato infatti fotografato all’adiacente solarium e più volte visto e almeno una volta fotografato, proprio all'ingresso della struttura privata contro la quale i cittadini stavano protestando. Questo comportamento solleva forti perplessità, anche a fronte dei proclami dell'amministrazione comunale, che ipocritamente punta al riconoscimento della "Bandiera Blu" e a promuovere Siracusa come "Capitale della Cultura", mentre nei fatti si permette la privatizzazione selvaggia e l'inaccessibilità dei propri litorali storici.
Un traguardo collettivo verso il ripristino della legalità
"Sono profondamente emozionato per la comunicazione ufficiale ricevuta dalla Procura", dichiara Giorgio Nanì la Terra. "Questo primo, fondamentale traguardo non appartiene a me, ma è il frutto del coraggio e della costanza di tutti i manifestanti, soprattutto anche del passato, che nell'ultimo anno sono scesi in piazza, non arrendendosi davanti all'arroganza dei privati e all'immobilità delle istituzioni. Dedico questo risultato interamente a loro".
La battaglia legale e sociale, tuttavia, è solo all'inizio. Con rinnovata e incrollabile fiducia nell'operato della Magistratura, la cittadinanza attende ora che la giustizia penale faccia piena luce sulle responsabilità e sulle omissioni di chi doveva vigilare : la vera festa comincerà solo quando ogni barriera fisica e legale sarà definitivamente abbattuta, e quando verrà pienamente ripristinata la legalità e il libero transito su tutto il litorale.
Appello alla cittadinanza: Si rinnova l'invito a tutti i siracusani a collaborare attivamente inviando privatamente testimonianze dirette, foto, copie di segnalazioni, esposti o richieste di intervento storico rimaste inevase inerenti agli abusi dello Sbarcadero Santa Lucia e delle altre aree sensibili della nostra costa (dalla Pillirina all'Arenella fino a Fontane Bianche).
















