Comitato centro storico Modica: abbiamo sognato una città possibile
Abbiamo fatto un sogno, abbiamo sognato una Modica nostra. Una città nella quale accadono cose considerate strane, ma per noi normali:
Gli assessori vengono scelti per competenza;
I progetti precedono gli annunci;
Le coperture finanziarie precedono gli applausi;
La cultura dura dodici mesi;
La pulizia delle strade è una forma quotidiana di cura;
Il decoro e la legalità non sono da pietire: rappresentano la normalità;
Il centro storico viene abitato e non più soltanto fotografato di sfuggita.
Abbiamo sognato una Modica nella quale prendersi cura della città sia un gesto quotidiano, naturale, quasi spontaneo e mai uno slogan. E ci siamo abbandonati a questo esercizio di immaginazione pubblica. In questi ultimi anni Modica è stata attraversata da scrittori, giornalisti, artisti, studiosi, scienziati, donne ed uomini di cultura. Molti di loro hanno saputo guardarla con occhi meno assuefatti dei nostri, riconoscendone la bellezza, la fragilità e, perché no, anche i limiti. Alcuni l’hanno raccontata, altri vi sono tornati. Molti se ne sono follemente innamorati. Ed è pensando a loro che abbiamo immaginato la nostra amministrazione ideale.
Mario Calabresi — Sindaco
A lui affideremmo il compito di ascoltare e tenere insieme le tante storie della città, trasformandole in una visione condivisa. Con lui immaginiamo una Modica capace di raccontarsi senza compiacersi, di riconoscere le proprie fragilità senza rassegnarsi e di ritrovare fiducia nel proprio futuro. Perché una città non è fatta soltanto di strade, edifici e servizi. È fatta di persone, memorie, ferite, speranze e possibilità.
Carlo Cottarelli — Vicesindaco ed assessore al Bilancio
Conti pubblici, programmazione e controllo della spesa. Perché prima degli annunci vengono i progetti e, prima degli applausi, devono venire le analisi dei costi, le coperture finanziarie e le priorità per la cittadinanza.
Alessandro Baricco — Assessore alla Cultura ed alle industrie creative
Per una cultura che non si esaurisca in una stagione di eventi, ma diventi progetto e investimento necessario per le generazioni future. Una cultura che non serva soltanto a riempire una piazza per una sera, ma sia capace di lasciare conoscenza, opportunità e nuovi strumenti a chi abiterà Modica dopo di noi.
Franco Arminio — Assessore al Centro storico, all’abitare ed alla cura dei luoghi
Perché il centro storico è vita, non scenografia, e deve essere curato, abitato e sostenuto. Franco Arminio ha saputo “vedere” Modica e l’ha definita «un modo per abitare insieme». A lui affideremmo le case vuote, i quartieri, le botteghe, i servizi di prossimità ed il contrasto allo spopolamento. Perché il centro storico non deve essere soltanto attraversato e fotografato: deve tornare a essere vissuto.
Stefano Mancuso — Assessore all’Ambiente, al verde urbano, al paesaggio ed ai Lavori pubblici
Per una città che sappia progettare ombra, frescura, qualità degli spazi e paesaggio vivo. Una città nella quale gli alberi non siano considerati un intralcio ed il verde non venga aggiunto alla fine come un semplice decoro, ma sia pensato fin dall’inizio come parte essenziale della vita urbana. A lui affideremmo anche i Lavori Pubblici capaci di rispettare la natura dei luoghi, migliorare realmente la vita quotidiana e considerare la bellezza, la sostenibilità e la cura come criteri concreti di progettazione.
Stefania Andreoli — Assessora alle Politiche sociali, alla scuola e ai giovani
Con lei abbiamo immaginato una Modica che ascolti i ragazzi prima che partano, molto probabilmente per sempre. Una città capace di accorgersi dei loro bisogni, delle loro paure e dei loro desideri; una città che non si limiti a chiedere loro di restare senza offrire ragioni valide per farlo. Una comunità che sappia prendersi cura anche delle famiglie, delle fragilità e di chi rischia di rimanere indietro.
Vera Gheno — Assessora alla Comunicazione istituzionale e alla partecipazione
Per una casa comunale comprensibile e vicina, capace di ascoltare e di spiegare. Una casa nella quale il linguaggio non serva a tenere lontani i cittadini, ma li aiuti a comprendere le decisioni e a partecipare alla vita pubblica. Perché comunicare non significa soltanto annunciare ciò che è stato deciso, ma creare le condizioni affinché le persone possano capire, intervenire e sentirsi parte della città.
Alberto Angela — Assessore al Turismo e alla valorizzazione del territorio
Con lui immaginiamo una Modica che lasci il desiderio di tornare. Una città che non si limiti ad essere visitata, ma venga conosciuta, compresa, raccontata e ricordata; una città nella quale il turismo rispetti i luoghi, ne approfondisca la storia reale e contribuisca alla loro vita durante tutto l’anno. Perché valorizzare il territorio non significa trasformarlo in una vetrina, ma aiutare chi arriva a riconoscerne l’identità, la complessità e la bellezza.
Delegati speciali:
Roberto Saviano — Delegato speciale alla Legalità, ai diritti e alla cittadinanza
Perché la legalità non sia una parola da cerimonia, ma una pratica quotidiana di tutela e presenza. Legalità significa cura dei quartieri, trasparenza delle decisioni, protezione delle persone più fragili e capacità di non lasciare nessuno solo. Significa anche costruire una città nella quale sicurezza e diritti non siano contrapposti, ma rappresentino due parti dello stesso impegno pubblico.
Vincenzo Schettini — Delegato all’Energia civica ed alla fisica delle relazioni umane
Perchè una città è un sistema di forze. A lui affideremmo il compito di ridurre gli attriti, vincere l’inerzia e trasformare l’energia in movimento comune. Perché le strade collegano i luoghi, ma sono la fiducia, il dialogo e la collaborazione a tenere insieme una comunità.
Alaa Faraj — Delegato alla Multiculturalità, al dialogo mediterraneo ed ai nuovi cittadini
Per un progetto capace di costruire giustizia sociale anche nelle differenze e di riconoscere il Mediterraneo come parte di noi. Una città nella quale chi arriva da lontano non rimanga invisibile o eternamente ospite, ma possa partecipare alla vita comune attraverso la lingua, la scuola, il lavoro, i diritti e certamente i doveri. Perché Modica non è soltanto una città che guarda il Mediterraneo, Modica è una città mediterranea.
Insomma, abbiamo fatto un sogno civico ma per nulla cinico ma questa amministrazione non esiste. Ma i problemi ai quali abbiamo dato un nome esistono e su di essi vogliamo mantenere accesa l’attenzione.
Esistono le case vuote e le attività che chiudono.
Esistono i giovani che partono e i quartieri che si svuotano.
Esiste il bisogno di considerare il decoro non come un fatto eccezionale, ma come una forma quotidiana di cura e di bellezza capace di nutrire una comunità.
Abbiamo fatto un sogno. Abbiamo sognato la nostra Modica.
Comitato Centro Storico di Modica
N.B: Il presente testo è un sogno civico ed allo stesso tempo, un esercizio di immaginazione pubblica. Nessuna delle persone citate è stata contattata o coinvolta. Gli incarichi ed i ruoli indicati sono esclusivamente simbolici. Chiunque abbia un pizzico di immaginazione può variarli: ciò che conta è che le scelte non siano il frutto di imposizioni maturate nelle segrete stanze delle segreterie di partito.

















