Barillari: “Pizzi era un artigiano ed un artista. Aveva coraggio e aggressività. Era un maestro”
"Se ne è andato il fotografo più grande di tutti. Abbiamo fatto assieme anche gli anni del terrorismo. Davanti a lui i personaggi non scappavano, perché lui conosceva le storie e sapeva quali foto fare"
“Sto sotto un treno”. La voce di Rino Barillari scala due note rotte, prima di rispondere che “se ne è andato il più grande di tutti”. Umberto Pizzi, l’altra metà del reame. Il compagno di mille lavori, di paparazzate e di miti consegnati all’immortalità quando ancora le foto avevano quest’effetto dirompente sulla realtà. L’etichetta del “fotografo della Dolce vita” sfila via subito nel ricordo di Barillari: “Abbiamo lavorato spalla a spalla, anche in servizi difficili, sul terrorismo. Era un amico. Mi sono trovato in difficoltà e lui mi ha aiutato anche rischiando la vita”.
“E’ stato uno dei più grandi reporter della storia. Conosceva i personaggi, aveva talento, aveva cervello. Il personaggio non scappava davanti a lui. Perché conosceva tutte le storie, e quando conosci il contesto sai che tipo di foto puoi fare”.
Per Barillari Pizzi è stato “un maestro”, anzi “un mastro” di un mestiere che adesso porta lo stesso nome ma si è completamente trasformato. “Con il digitale oggi so’ tutti bravi, lui sviluppava il bianco e nero, era un artigiano ma anche un artista”. E poi, fuor di cliché: “Aveva grinta, aggressività, era uno che non perdonava. Lo conobbi andandolo a cercare, dopo un arresto. Capii subito chi era”.
Un sospiro, poi un ricordo fugace: “Una volta inseguendo Liz Taylor stavo andando fuori strada con la macchina. Mi mise una mano sul braccio, mi disse basta, lasciamo perdere, la vita è più importante”.














