L'astensione, un voto negativo della gente contro la politica lontana dai territori
Riceviamo e pubblichiamo un articolo del professor Salvo Sequenzia che fa una riflessione sulle ultime elezioni Europee. Si tratta di opinioni personali che non impegnano la linea politica del nostro giornale
Se l’Italia non fosse unanimemente riconosciuta come la patria del melodramma e della commedia dell’arte, oggi, le cinquecentomila preferenze tributate dal ‘popolo sovrano’ al generale Vannacci desterebbero non poche preoccupazioni. Ma, fortunatamente, siamo anche il paese in cui è nata la farsa, e, dunque, i consensi ricevuti da Vannacci destano soltanto ilarità e qualche stupore. Tuttavia, il risultato elettorale delle Europee, a una attenta disamina, desta preoccupazioni per altri versi. Innanzitutto, per l’astensionismo rilevato in tutto il territorio nazionale, ma, soprattutto, nella circoscrizione insulare, in forte progressione come attestano le percentuali rispetto alle Europee del 2019 e alle ultime competizioni elettorali. L’astensionismo, per certi versi, può essere considerato come un ‘voto negativo’ dato a una classe politica reputata distante dalle comunità e incapace di dialogare con i cittadini e con gli elettori. È anche un voto negativo dato all’Europa, anche per colpa di chi - istituzioni, partiti politici, scuola e agenzie territoriali – non ha saputo realizzare sino ad oggi una adeguata strategia di informazione e di conoscenza sull’UE, sulla sua struttura e sul funzionamento dei suoi apparati. La comunicazione non è arrivata a livello capillare - alle comunità, ai territori, ai piccoli centri che non riescono a comprendere i meccanismi di questa fondamentale istituzione, e, perciò, si sentono lontani ed estranei ad una dimensione percepita con sospetto e anche con una certa avversione a causa della cattiva reputazione messa in campo da certe frange politiche. L’astensionismo rappresenta anche un voto negativo dato a una legge elettorale che privilegia le macro-aree e la grandi città a scapito delle piccoli collegi, che storicamente, sono poco o nulla rappresentati. La questione, di non poco peso, di recente è stata oggetto di una iniziativa legislativa del Parlamento europeo per garantire una rappresentanza geografica equilibrata attraverso una modifica dell’attuale legge elettorale tesa a rafforzare la rappresentatività dei territori ‘minori’ come il nostro. Entrando nel merito dei risultati elettorali, uno sguardo attento sulle percentuali regionali, provinciali e locali non può non rilevare delle discrasie: le quote di voto a livello regionale, provinciale e comunale non risultano ‘allineate’ fra loro, non sono omogenee, come, per fare un esempio, nel caso della lista “Forza Italia – Noi Moderati - PPE”, primo partito in Sicilia e nelle principali città dell’isola ma situato a quarto posto in un comune come Floridia. In questo caso, la capacità ‘attrattiva’ della presenza di importanti candidati ha determinato, a seconda dei casi, la omogeneità oppure la non-omogeneità dell’espressione del consenso nei territori, come si può dedurre dall’analisi dei report della lista “Fratelli d’Italia”, secondo partito dell’isola, nella provincia di Siracusa, a Siracusa città e in vari comuni aretusei, con una sostanziale omogeneità di consensi sul territorio. Il PD nell’isola è il quarto partito dietro FI, FdI e 5Stelle, terzo partito in provincia di Siracusa e Siracusa città. Questo “differenziale” definisce il “fattore Sicilia” come determinante per scelte che verranno prese a livello nazionale in vista delle future competizioni elettorali. Il focus sulle preferenze, per quanto riguarda il PD, rileva il risultato apprezzabile di Antonio Nicita, penalizzato dalla legge elettorale che premia il palermitano Giuseppe Lupo. A Floridia il PD riesce a contendere la primazia a FdI per una manciata di voti, mentre il sindaco Carianni è rimasto astutamente a godersi la partita soppesando e studiando equilibri e forze in campo in vista di impegni politici a venire. Sul versante FdI, la candidata floridiana Alessia Scorpo, pur riscuotendo una dignitosa affermazione personale con il supporto di una componente del partito di Floridia, non ha raggiunto quell’affermazione che ci si aspettava considerato lo sponsor di riguardo che ha avuto in campagna elettorale, il ‘dominus’ Cannata, che paga una gestione asfittica ed una chiusura alla società civile di FdI nella provincia di Siracusa. Per quanto riguarda il Movimento 5 stelle, lo scrutinio mette in evidenza il successo del simbolo rispetto ai candidati, circostanza che, di fatto, dimostra l’assenza di una base strutturale del movimento sui territori e la presenza di un organigramma di facciata. Cateno De Luca, con il suo progetto di ‘federazione dei sindaci’, non raggiunge il 4%, ma la lista-coacervo “Libertà” si difende bene negli avamposti di Messina e Taormina e in realtà come Siracusa grazie alla egregia candidatura dell’ex assessore regionale Edy Bandiera e alla presenza sul territorio di gruppi politici storicamente strutturati come a Floridia. Il risultato di FI dimostra la sua capacità di rigenerarsi e di far dialogare le anime storiche con le nuove espressioni nate di recente sul territorio e in grado di porre in essere strategie ed alleanze, si veda il controverso caso Cuffaro che ha sostenuto e portato alla vittoria Dell’Utri, e che hanno dato i loro frutti ovunque. In definitiva, il voto siciliano, nel suo sensibile differenziarsi da quello nazionale, conferma lo status dell’isola quale ‘laboratorio politico’ di sperimentazione di nuove alleanze e strategie nella prospettiva dei prossimi appuntamenti elettorali.
Salvo Sequenzia